di Stefano L’Occaso
ABSTRACT: The present essay deals with the effects of the recent earthquake on the art heritage in the area of Mantua. In the city the Ducal Palace was heavily wounded, as well as the belltower of the St. Barbara palatine church (the upper part collapsed), and the Palazzo della Ragione. Severe damages occurred to many towns in the south of Mantua. More than one hundred churches are now closed and the most damaged are the parish churches in Bondeno di Gonzaga, Moglia and Quistello. Art objects from these temples have already been transferred in alarmed deposits; many safekeepings of historical buildings have already been accomplished.
Conseguenze degli eventi sismici di maggio-giugno 2012 sul patrimonio artistico nel Mantovano
A poco più d’un mese dalle prime scosse sismiche che hanno gravemente leso il patrimonio storico artistico dell’area compresa tra Ferrara, Mantova e Modena, è possibile tracciare un primo – per quanto ovviamente sommario – quadro della situazione nel Mantovano; quasi un diario. Devo la diretta conoscenza della situazione all’essere impiegato come funzionario storico dell’arte presso la Soprintendenza Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Mantova, diretta da Giovanna Paolozzi Strozzi, inserita nell’UCCR-Lombardia coordinato dalla Direzione Regionale, nella persona di Caterina Bon Valsassina, e in strettissima collaborazione con la Soprintendenza Beni Architettonici e Paesaggistici di Brescia, sotto la direzione di Andrea Alberti.
I danni riguardano principalmente la città di Mantova, il Comune di Sabbioneta e soprattutto una vasta area della Bassa Mantovana, al confine con le province di Ferrara e Modena, dove essi sono più gravi. Sono oltre cento – qualche giorno fa erano 107, per l’esattezza – le chiese dichiarate inagibili con ordinanza dei sindaci o dei Vigili del Fuoco. A questi spetta nella fase attuale l’impegno più gravoso; il Comando provinciale di Mantova ha goduto del supporto delle unità operative di altre province lombarde e in generale – avendo potuto più volte collaborare con loro – occorre estendere un generale ringraziamento, sincero e profondo, a questo Corpo che si sta adoperando con professionalità ed entusiasmo anche nel recupero del patrimonio storico-artistico.
Prima di procedere a una sommaria mappatura dei danni, premetto due considerazioni generali. Anzitutto, la pretesa non sismicità dell’area mantovana sorprende chi, come me, mantovano non è. Qualche avvisaglia della sismicità della zona o delle province adiacenti è anche nel passato prossimo. Approfondendo gli studi, scopro che la chiesa di San Tommaso a Bondeno, tra le più gravemente lesionate, fu restaurata negli anni 1985-1988 in seguito a un evento sismico che l’aveva danneggiata, evidenziandone la gracilità strutturale. La parrocchiale di Sermide fu dichiarata inagibile in seguito a una scossa del luglio 2011 e la situazione è stata aggravata nel gennaio 2012. Per tacere del terremoto con epicentro vicino Salò, del 2004, che si sentì anche nel Mantovano. La seconda osservazione riguarda le architetture lesionate e il fatto che i danni, con poche eccezioni, sono riscontrabili sulle numerose parrocchiali settecentesche sparse nel territorio. Nel XVIII secolo, quando Mantova era sotto il governo asburgico, moltissime comunità vollero ristrutturare le loro chiese, fabbricando dei templi spesso sproporzionati e troppo ambiziosi; queste comunità vollero creare degli edifici sovradimensionati rispetto ai mezzi economici disponibili, con alte facciate, spesso slegate dal corpo delle chiese, timpani svettanti e liberi, sistemi costruttivi talvolta inadeguati. Queste chiese hanno mal reagito alla sollecitazione del sisma; assai migliore è stata, in generale, la tenuta degli edifici medievali e rinascimentali.
Nella città di Mantova si sono verificati danni alle chiese di San Francesco, di Santa Teresa (caduta di stucchi) e di Santa Maria degli Angeli; hanno riportato danni le lanterne sopra le cupole delle chiese di San Maurizio – un primo intervento di fissaggio delle parti decoese è stato effettuato il 19 giugno – e Sant’Andrea; è crollata, con la seconda scossa del 29 maggio, la lanterna del campanile di Santa Barbara.
Quella elegante ma esile struttura in mattoni ad archetti era stata gravemente lesa dalla prima scossa di quel giorno e immediatamente furono avvertiti la Curia (nella persona del responsabile per i Beni Culturali mons. Giancarlo Manzoli), in quanto proprietaria dell’immobile, e i Vigili del Fuoco; questi sono subito saliti con una piattaforma per verificare la possibilità di rimuovere la lanterna prima del suo crollo, ma a distanza di neppure quattro ore una seconda scossa ha fatto collassare la lanterna, rompendo la balaustra sul tamburo del campanile stesso, precipitando quindi sul complesso del Palazzo Ducale, frantumando dei tetti e facendo crollare una balaustra. La spinta orizzontale del movimento ondulatorio ha inoltre lesionato tutte e sedici le colonne del tamburo e uno degli archi delle serliane, con cedimento della catena e lesioni al sistema di doppia cerchiatura con sbarre metalliche che collegano la circonferenza esterna a quella interna del tamburo.
Su immediata sollecitazione delle Soprintendenze di Mantova e Brescia, è stato redatto un progetto di pronto intervento che ha visto impegnati dal 7 giugno un cospicuo numero di Vigili del Fuoco dei nuclei di Aosta, Mantova e di altre province lombarde, specializzati in interventi ad alto rischio. Il progetto di recupero è stato approntato da Marco Fasser della Soprintendenza di Brescia, coadiuvato dal collega Rocco Bello e con la consulenza scientifica di Alberto Moretti dell’Università di Udine. La messa in sicurezza del tamburo da parte dei Vigili del Fuoco, calatisi imbracati dall’alto, grazie a una gru da 300 t e con un braccio da 108 m, è a buon termine ed è stata realizzata attraverso una serie di operazioni che la rendono un caso praticamente unico: 1) costruzione di una centina in legno e fibra carbonio posta sotto la volta a botte conica in corrispondenza dell’arco lesionato; 2) cinturazione con due cavi d’acciaio di 16 mm Ø, immediatamente sopra gli archi; cinturazione sotto la balaustra con fascia in polietilene alta 24 cm, a contenimento; cerchiature con cavi d’acciaio alla base e alla sommità della cupola; 3) posizionamento di pilastri reticolari tra muro interno e colonnine della serliana, pensionati al muro con cavi d’acciaio; 4) posizionamento di contrafforti reticolari metallici con una gabbia che cinge l’intera struttura del tamburo ed è collegata al sistema interno.
Il Palazzo Ducale di Mantova ha subito, nelle ripetute scosse, numerosi danni; se la maggior parte è di lieve entità, alcune situazioni appaiono invece gravi o per lo meno da monitorare con attenzione. Un elenco completo delle oltre cinquanta stanze danneggiate sarebbe eccessivo in questa sede; ricorderò solo i problemi principali.
In Corte Vecchia: cadute di intonaco nell’appartamento di Guastalla, nella sala del Pisanello (senza danni alle pitture tardo-gotiche), nella Galleria Nuova (dove un primo intervento di restauro è stato effettuato già il 25 giugno) e nella sala degli Arcieri. Maggiori i danni in Corte Nuova, a partire dal cedimento del controsoffitto della Galleria di Santa Barbara, subito puntellato (sono stati anche rimossi i quadri lì ospitati); tra la Sala di Manto e la Sala dei Capitani si è riaperta, in maniera preoccupante, una vecchia crepa passante, con caduta consequenziale di intonaci e stucchi; l’Appartamento Grande di Castello presenta ulteriori preoccupanti lesioni in corrispondenza della Loggia “del Tasso”. Nella Galleria dei Mesi le ampie crepe aperte con le scosse del 20 e 29 maggio sono già state risarcite, così come sono stati appoggiati per terra tutti i busti in marmo normalmente posti su piedistalli e sono stati vincolati i busti in gesso posti nelle tazze nel fregio della Galleria dei Mesi e della Galleria della Mostra. Nel Castello di San Giorgio si è riaperta una lesione nella Camera degli Sposi, con piccole cadute di colore in corrispondenza di restauri abbastanza recenti; danni assai più rilevanti ha accusato la torre nord-ovest, con notevoli cadute di intonaco e crepe passanti attorno alla Sala delle Sigle; le lesioni sono particolarmente evidenti al piano più alto, quello delle carceri dei Martiri di Belfiore, dove si procede a puntellare le parti in pericolo. Le indagini in corso stanno evidenziando la debolezza dell’intera struttura tardogotica, affetta da vari cedimenti, evidenziati dalle scosse. Lo stesso dicasi per altre zone del Palazzo Ducale, giacché nelle soffitte i danni presenti al piano nobile compaiono con assai maggior evidenza. Il Museo ha riaperto il 16 giugno un percorso di visita essenziale (Appartamento di Isabella d’Este in Corte Vecchia e Appartamento dell’Estivale), in attesa dei restauri della Corte Vecchia con i quali ci si augura di poter riaprire, tra le altre, la sala del Pisanello, l’Appartamento degli Arazzi e la Sala degli Arcieri (con i capolavori di Fetti e Rubens), ai primi di settembre. Difficile ipotizzare la data di riapertura del Castello di San Giorgio e della Corte Nuova.
In Palazzo Te il sisma ha causato una lesione nella Sala dei Cavalli, in corrispondenza di una tamponatura d’epoca neoclassica. Nel Museo Diocesano è caduto uno dei busti di Jacopo Alari Bonacolsi, detto l’Antico, riportando alcune lievi lesioni. Più complessa pare la situazione del Palazzo della Ragione, nel quale sarebbe in atto il distacco di una parete di testata, quella verso la rotonda di San Lorenzo.
A Sabbioneta sono state riscontrate lesioni causate dal sisma in vari edifici ecclesiastici – tra cui la chiesa del Carmine e soprattutto la splendida parrocchiale bibienesca di Villa Pasquali – e comunali; in particolare, diverse ferite hanno offeso il Palazzo del Giardino, dove è stato necessario puntellare le finestre poste all’estremità della Galleria degli Antichi e dove si riscontrano altre lesioni in altri ambienti dell’edificio, come il Camerino dei Cesari.
Assai più drammatica è la situazione nella provincia e in particolare nella Bassa, nella zona di confine con le province di Ferrara e Modena. Tra le oltre cento chiese inagibili, versano in condizioni di estrema gravità quelle di Bondeno di Gonzaga, Portiolo, Quatrelle di Felonica, Quistello, Moglia, San Giacomo delle Segnate, Sermide, San Giovanni del Dosso; danni di non poco conto sono riscontrabili anche a Felonica, Poggio Rusco, San Benedetto Po, San Siro, Suzzara... La situazione più grave sembra quella delle chiese di Moglia e Quistello, per il parziale cedimento del sistema di coperture e per il pericolo di ulteriori crolli anche solo in seguito a pioggia o eventi atmosferici normali.
La Soprintendenza per la quale lavoro, incaricata della tutela dei beni mobili, si è impegnata per la messa in sicurezza di opere di numerose chiese: dipinti, statue, arredi liturgici, bancali etc. sono stati trasferiti presso le rispettive canoniche o in musei dotati di depositi allarmati. Lo stesso Palazzo Ducale di Mantova ospita oggi circa centoventi dipinti, tra cui importanti e ingombranti pale d’altare, tratte in salvo per evitare sia danni derivanti dal collasso delle architetture, sia il pericolo dello sciacallaggio.
Le operazioni – alle quali sono lieto di aver costantemente partecipato – sono state condotte assieme ai Vigili del Fuoco di vari comandi e i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Monza, capitanati da Andrea Ilari, oltre a un responsabile della Curia di Mantova e a una ditta di restauro, RWS di Padova, incaricata dalla Curia di effettuare i trasporti. Tra le numerosissime opere tratte in salvo sono la pala del Cigoli da Polesine, l’Annunciazione di Domenico Tintoretto da Sacchetta, la tavola di Nicolò da Verona da Santa Maria degli Angeli, un capolavoro di Giuseppe Bazzani da San Giovanni del Dosso... La messa in sicurezza delle opere mobili può dirsi sostanzialmente conclusa, almeno nella prima fase d’emergenza, il 27 giugno. Lo stoccaggio delle opere e la verifica dello stato conservativo sono coordinati dal Laboratorio di Restauro della Soprintendenza, con l’aiuto del personale di vigilanza del Museo di Palazzo Ducale, resosi disponibile anche a questi interventi.
Tra le opere “mobili” che si devono considerare perdute, ci sono gli organi delle chiese di Moglia e Quistello; è a rischio anche il prezioso organo Montesanti di Poggio Rusco. Ha riportato gravi danni anche quello di Bondeno. Perduti in vari templi bancali, inginocchiatoi e tavolini, mentre il bilancio non riporta sinora passività per dipinti e statue. È stato lesionato, perdendo quasi 2 mq di superficie, l’affresco con l’Istituzione dell’Eucaristia di Bartolomeo Scotti (1777) a Bondeno. Sono ovviamente quasi del tutto perdute le decorazioni pittoriche delle chiese di Moglia e Quistello, ma anche quelle della cupoletta di Bondeno, e di varie altre chiese.
Rimane da pensare alla messa in sicurezza delle armadiature lignee, di primo Seicento, della sagrestia di Sacchetta di Sustinente e un problema particolare è costituito dalla chiesa di San Tommaso a Bondeno di Gonzaga, architettura di Gian Battista e Davide Terzani di Laino, ornata da preziose statue dello stesso Davide e di Stefano Salterio, oltre che dal tardo-seicentesco coro ligneo di Lorenzo Haili, lì giunto nel 1800 dalla chiesa di San Domenico a Mantova.
Certamente più impegnativo il lavoro dei colleghi della Soprintendenza Beni Architettonici e Paesaggistici, costretti a vigilare su innumerevoli edifici lesionati – non solo chiese, ma anche tanti edifici pubblici – e controllare che non vengano effettuate demolizioni scriteriate. Al momento, è stato necessario abbattere solo il moderno campanile della chiesa di Bondanello e rimuovere la cupola del campanile dell’Immacolata Concezione di Suzzara; è stato anche rimosso il settecentesco campanile della chiesa di Torriana, di proprietà privata, ma non sono in grado di dire se questo intervento poteva essere evitato.
(30 giugno 2012)
IMMAGINI
1. Mantova, chiesa di S. Maurizio, lavori sulla lanterna
2-3. Mantova, chiesa di S. Barbara, campanile
4. Mantova, Castello di S. Giorgio, carceri dei Martiri di Belfiore
5. Bondeno, chiesa di S. Tommaso
6. Moglia
7. Portiolo, messa in sicurezza delle opere
8. Quistello






