di Gerardo de Simone ed Emanuele Pellegrini
Impossibile non dedicare questo editoriale al sisma infinito che ha colpito l’Emilia. Primo per associare la nostra voce al cordoglio per le molte vittime, decedute sovente sul luogo di lavoro o in operazioni di messa in sicurezza di edifici pericolanti dopo i primi crolli; poi per intervenire direttamente sul tema di nostra diretta competenza, ossia il patrimonio culturale.
Questo numero di Predella, infatti, che esce a ridosso del sisma emiliano, contiene un primo resoconto dei danni al patrimonio culturale nelle zone più colpite, eseguito da storici dell’arte che hanno avviato un primo bilancio con ricognizioni dirette sul campo. Rimandiamo a questi scritti per più circostanziate informazioni sulle singole aree geografiche. Vogliamo invece impostare questo nostro consueto ragionamento d’apertura su un piano generale. Questo terremoto, infatti, l’ultimo di una lunga serie che ha colpito da Nord a Sud tutta l’Italia, dalla Sicilia al Friuli passando per l’Irpinia, l’Umbria e le Marche e l’Abruzzo (considerando solo l’ultimo secolo), ci ha posto di fronte ad alcune novità. Novità nel modo di manifestarsi del sisma, nel modo di lasciare segni sul territorio e novità anche nella gestione del sisma.

































