Predella
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home indice e rubriche Cornice Il patrimonio “minore” scomparso: occhi chiusi e responsabilità

Il patrimonio “minore” scomparso: occhi chiusi e responsabilità

E-mail Stampa PDF

 

di Carmelo Currò

 

ABSTRACT: The disappearance of well known works of art and other objects of cultural value (think of the affair of the volumes stolen from the Gerolamini Library in Naples), form only the tip of the iceberg in a more disquieting panorama. “Black holes”, often uncovered by chance, also regard a patrimony that someone considers of minor importance, composed of paintings by provincial masters and documents of little known historical archives. It is necessary to identify the people responsible for neglecting the due surveillance and to recover a proper safety in the governance of our cultural treasures.

 

Pompei cade a pezzi, i libri dei Girolamini sono scomparsi, chiese e palazzi abbattuti dalle onde del recente terremoto in Emilia-Romagna. Le cronache riferiscono con incredibile frequenza le notizie impietose sullo stillicidio dei beni culturali in Italia e in alcuni Paesi esteri. Poiché, come purtroppo sappiamo, le guerre e le primavere arabe, se hanno sconvolto piazze e carriere politiche, non hanno evitato di trascinare con sé bande di teppisti e di ladri, in grado di rovinare i siti archeologici e i musei della Cambogia, di Baghdad o del Cairo.

Ma queste sono le punte dell’iceberg. 

Esistono altri (molti altri, troppi) casi di cui l’opinione pubblica non viene mai a conoscenza; non ne vengono a conoscenza le autorità, i veri studiosi, gli interessati e i curiosi. Talvolta, quando si scopre il danno (ossia la scomparsa, ovvero il furto) si appone la dicitura “non disponibile”, con riferimento a una sommatoria di ipotesi che vanno dall’ipotizzato restauro dell’oggetto al suo esame da parte di altre persone che stanno in una stanza diversa. In genere non si scrive mai “rubato”: si guasterebbero troppe reputazioni, carriere, vanità che su un lento e apparentemente ordinato fluire vanno scorrendo nella sonnolenta provincialità, in modo tale da non essere disturbate e commentate. 

I rumors di provincia lo dicono sommessamente. Un professore fa uscire dalla biblioteca i libri nascondendoli sotto la giacca; il sedicente studioso di storia locale si porta a casa le carte d’archivio; il sacerdote compiacente affida ad esperti, antiquari e restauratori i quadri della sua parrocchia. Ma di tutto non si deve mai parlare apertamente: si potrebbe essere scambiati per il guastafeste che poi non viene invitato più alle conferenze; si può essere esclusi dall’elenco degli ospiti alle inaugurazioni; non si riceverà in omaggio l’ultima pubblicazione inutile stampata a spese di una istituzione pubblica; l’addetto stampa interessato a dare un’immagine positiva del suo ente si dimenticherà di convocarvi per le più recenti iniziative. E insomma si corre il rischio di uscire da quel “giro” che conta o sembra contare, in una città medio-piccola dove tutti si conoscono o si sforzano di essere conosciuti.

Quindi, ufficialmente non accade niente; anzi tutto va bene e tutti si congratulano e complimentano reciprocamente.

Eppure, sotto l’ottimismo di facciata, quante continue perdite spesso irreparabili, che riguardano un patrimonio culturale, a torto o a ragione considerato minore. Chi potrà mai quantificare i dipinti di artisti quasi sconosciuti o gli oggetti involati da piccole chiese, i regesti e le pergamene spariti, i libri scomparsi dai loro scaffali? Ho detto “involati” perché, se non si sa chi è stato a far sparire il materiale, spesso non si può neppure individuare di preciso cosa manchi e da quando. Smarriti quadri e carte in un tempo imprecisabile, sembra dunque che le ombre del silenzio debbano discendere immancabilmente e placidamente anche sui responsabili di cui -si afferma- si sono ormai perdute le tracce.

altaltaltalt

A questo punto, entrano in campo alcuni fattori non previsti. Il primo è qualche studioso antipatico o scrupoloso o ostinato, come si preferisce, il quale dovendo portare a termine una ricerca, invano va a cercare il dipinto o i documenti che dovrebbero essere punto di partenza per le sue indagini. In questo caso mi riferisco anche all’esperienza personale. Il secondo fattore è che, se non si possono individuare a prima vista i responsabili dei furti, sono ben noti invece coloro che potrebbero essere considerati responsabili di una omessa  custodia, e quindi di una cattiva sorveglianza dei beni loro affidati.

Ho scoperto spesso i buchi neri del nostro patrimonio culturale locale soltanto per caso. E, in genere, posso affermare di aver scoperto solo i buchi neri che mi interessavano; quanti altri ce ne saranno? Il primo autentico punto dolente per me è stato costituito dalla perdita dei documenti dell’Archivio parrocchiale di Ricigliano, in provincia di Salerno: una località quasi completamente distrutta dal terremoto del 1980 dove feci tappa qualche anno dopo il sisma, nell’ambito del lavoro di recupero e catalogazione dei beni archivistici danneggiati dal gravissimo evento, organizzato dall’Università di Salerno. Fra le migliaia di carte che giacevano in stato di completo abbandono, in parte recuperate e ammassate in un container, non tardai a scoprire il documento più importante: un registro di Battesimi pre-tridentino, fino a questo momento unico del genere conosciuto in provincia di Salerno e probabilmente fra i pochissimi conservati in Campania. Come si sa, l’obbligo di trascrivere i dati riguardanti l’amministrazione dei Sacramenti fu voluto dal Concilio di Trento (1545-1563); è quindi molto raro poter scoprire un volume su cui parroci particolarmente scrupolosi annotassero i Battesimi già prima della prescrizione. Ma il registro trovato a Ricigliano (frammenti di pagine rilegati fra loro per un periodo che va dal 1525 al 1556) contiene anche una ulteriore sorpresa: una serie di annotazioni su tutti gli avvenimenti importanti che accadevano in paese: dal passaggio di Carlo V a una grandinata o una tempesta eccezionali.

Abbiamo quindi a che fare con un documento unico che io a suo tempo feci conoscere a un pubblico molto vasto, grazie al documentario televisivo La parola e l’immagine, realizzato dal famoso regista Rai Pino Adriano, e andato in onda su Rai 3 il 22 maggio 1982. Insieme a questo registro erano conservati altri volumi, tra cui il più importante era quello contenente le annotazioni di Battesimi e di Morte (dal lato opposto dello stesso libro) 1644-1720, con la stessa interessantissima raccolta di annotazioni che i diversi parroci succedutisi in paese avevano continuato a trascrivere ininterrottamente. Peste, terremoti, incidenti, caratterizzano una cronaca che è diventata abitudine perché tutti i sacerdoti che si susseguono a guidare spiritualmente il paese conservano l’abitudine dei predecessori. Anche questo volume ebbe vasta notorietà, ed io stesso ne ho illustrato le peculiarità in mostre ed articoli. Dopo essere stato custodito presso il Centro studi per la Storia del Mezzogiorno dell’Università di Salerno per le numerose attività organizzate nell’ambito delle indagini e dalle mostre promosse dall’Ente, il registro venne da me stesso restituito, con altro materiale, al parroco di Ricigliano.

Purtroppo, la conoscenza di questo prezioso materiale archivistico non aveva tardato a destare la cupidigia dei soliti “studiosi” locali che, dopo aver insistentemente domandato di poter “consultare” i volumi, riuscirono finalmente ad averli in “prestito” dal parroco; non restituendoli più né a lui né ai suoi successori. Fortunatamente, ho potuto scrivere a suo tempo il libro su Ricigliano che il parroco pro-tempore mi aveva chiesto con mio grande piacere. Poiché, quando molti anni prima avevo avuto i registri fra le mani, avevo anche ricopiato fedelmente su un quaderno tutti i secolari appunti, poi utilizzati per la stesura del mio lavoro1.  

Dunque, le notizie trasmesse dagli antenati e dai volenterosi sacerdoti ci sono tutte; ma la stesura originale è andata perduta in qualche armadio degli eredi dei sedicenti studiosi o peggio in qualche bidone della spazzatura.      

E’ punto dolente il “prestito” che molto spesso religiosi e parroci concedono a studiosi e dichiarantisi tali. L’apparente fiducia che si dovrebbe accordare a un professore liceale o universitario, il consueto timore reverenziale per un conoscente ritenuto importante e colto, la prosopopea con cui determinati personaggi si avventurano in biblioteche e archivi, in passato hanno spesso indotto non pochi sacerdoti a prestare materiale archivistico e librario a soggetti assolutamente inidonei sia a custodirlo che a studiarlo. Spesso i libri di questi ultimi non sono mai stati scritti; altre volte sono stati pubblicati solo indecenti elenchi di pagine ricopiate dai documenti di tante località. Ma in attesa di tali e tanti  capolavori, i libri e i registri sono stati portati a casa, conservati, acquisiti alla proprietà privata dei prepotenti lettori, dal momento che non sono stati più restituiti ai legittimi proprietari. Altri esempi.

Ci trasferiamo a Perito, il paese cilentano in provincia di Salerno. Avevo già dovuto constatare che nel locale Archivio parrocchiale non si trovavano le antiche carte del luogo. Mi sono recato allora all’Archivio di Stato di Salerno, istituzione già splendidamente funzionante per rapidità di consegna e impeccabile silenzio nella sala di studio (oggi parziale ricordo). Qui l’indice dei documenti, riportato fedelmente anche da un Autore esperto di archivi in un suo ben conosciuto testo sul Cilento, precisava che si sarebbero dovuti conservare i protocolli del notaio Scipione Baldo, attivo nella zona fra il 1558 e il 15852. Purtroppo, la cartella era del tutto vuota: in Archivio si trovava solo il suo involucro con il titolo del contenuto. Nessuno ha mai saputo dirmi che cosa sia accaduto ai documenti, quando, chi li consultò a suo tempo.

Di questa vicenda io stesso informai l’opinione pubblica, sia nel testo stesso del volume da me pubblicato, sia nel corso delle presentazioni del mio lavoro3. Come la biblica voce che grida nel deserto, anche questa protesta è rimasta inascoltata. Nessuna autorità o nessun dirigente di archivi e biblioteche si è preoccupato da ascoltare, dall’Archivio di Stato di Salerno il silenzio è sceso opprimente su una vicenda del tutto inattesa.

Altre ricerche mi hanno condotto in diverse parti della provincia. E così ho dovuto scoprire a mie spese che a Cava dei Tirreni mancano molti registri parrocchiali cinquecenteschi (come nella parrocchia di S.Pietro) che pure io avevo consultano molti anni prima e che disavventuratamente sono stati prestati al solito “studioso” itinerante.

Non raccomanderò mai abbastanza ai parroci (come faccio ogni volta che visito un archivio locale) di mettere a disposizione il materiale da loro conservato e di farlo consultare nelle ore più consoni e comode per il normale svolgimento degli uffici sacri. Ma i documenti, ricordo, non devono essere mai prestati né fotocopiati (se antichi e ridotti in cattive condizioni). Inoltre, i sacerdoti farebbero bene a tenere nel loro studio un quaderno in cui è opportuno annotare i dati di chi viene in parrocchia per svolgere le proprie indagini: ossia a consultare i registri, a guardare e fotografare quadri, statue e lapidi. Su questo quaderno sarà semplicissimo annotare nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e numero della carta di identità del visitatore. Dunque, una precauzione facile da mettere in pratica, che scoraggia subito i malintenzionati (fra cui si diffonderà presto la voce che il parroco è “seccante”) e che al contrario soddisfa e rassicura le persone per bene. Se il parroco richiederà anche una copia del futuro saggio sarà ancora meglio. 

Non è possibile sapere molto di più su altri beni forse neppure catalogati. Ricordo, per esempio, come nella Biblioteca dell’Archivio diocesano fosse conservato un volume dattiloscritto e rilegato del dottor Michele Cioffi sulla Storia della sua famiglia. Si trattava di almeno un migliaio di pagine di notizie inedite che lo studioso aveva messo insieme nel corso di decenni e di cui aveva pubblicato solo una breve parte iniziale. Il volume non si trova più, nonostante le accurate ricerche del personale d’eccezione presente in Archivio, e forse dobbiamo rassegnarci a pensare ad una sua “perdita” durante i lavori di trasloco e risistemazione del materiale di frequente consultazione. E certo fa pensare il fatto che fra i tanti volumi di quel settore sia sparito proprio un libro ricchissimo di fatti e di dati che risparmierebbero a chiunque lunghe e faticose ricerche. E che dire dei mitici quaderni che il vecchio archivista diocesano monsignor Generoso Crisci, infaticabile studioso e appassionato raccoglitore di appunti e notizie, aveva accumulato per tutta la vita? Io stesso ricordo di aver visto nel suo spartano studio all’interno della Casa del Clero le decine e decine di quaderni riempiti a mano e che sarebbero dovuti essere consegnati, alla sua dipartita, all’Archivio diocesano. Di un simile tesoro, ovviamente, nessuna notizia.

Non dovremmo ripetere le storie davvero lunghe e spiacevoli che riguardano il furto di dipinti e di statue. Si tratta delle opere più in vista fra i nostri beni culturali e quelle la cui sparizione provoca un impatto di grave effetto nei confronti dell’opinione pubblica. Ma certamente anche quel che è avvenuto a Salerno (dove pure si lamentano altre sparizioni di vario genere) ha dell’incredibile.

Anni fa, avendo pubblicato un saggio sull’antichissima chiesa cittadina di S.Salvatore de Fondaco4, ricevetti dalla Sovrintendenza una cortese richiesta di informazioni: ricordavo i quadri che si trovavano nel tempio prima della sua chiusura, e dei lavori di indagine archeologica che vi erano stati condotti? Nonostante fosse trascorso molto tempo avevo un ricordo vago delle opere in questione. Si tratta di due pale che si trovavano sugli altari laterali della chiesa, e raffiguravano Sant'Omobono, il patrono dei sarti e dei drappieri, e la Madonna Assunta fra i santi Giuseppe e Nicola. La presenza di un dipinto raffigurante Sant'Omobono era dovuta al fatto che in S. Salvatore de Fondaco era stata trasferita la confraternita di S. Salvatore in Drapperia, ente che aveva già una propria vetustissima sede in altra parte del centro cittadino ma che era stata resa inagibile probabilmente a causa di eventi sismici. Le due pale sono attribuite generalmente a Filippo Pennino, noto Artista attivo in città specialmente nei primi anni del Settecento, periodo cui vanno ricondotte le opere; e per di più sappiamo che il quadro di S. Omobono era già presente in chiesa nel 1711.

I quadri non si trovano più, vengo dunque a sapere. Ma “dove” non si trovano più? da dove sono spariti? Per troppo tempo il luogo stesso da cui i dipinti erano scomparsi pareva dovesse rimanere nel vago: da un deposito del Museo diocesano o della Sovrintendenza? Dopo la mia denuncia al grande pubblico della “sparizione”, in particolare con un articolo apparso sul mio sito genealogista.org nell’agosto 2008 (ripreso da altri organi di stampa), la Soprintendenza di Salerno è apparsa abbastanza vaga nel diffondere i particolari del fatto5.

Secondo una nota dell’ufficio inviata al quotidiano salernitano “Cronache del Mezzogiorno”, la Soprintendenza aveva già inoltrato il 23 dicembre 2005 una denuncia al Comando dei Carabinieri di Salerno. Attenzione, secondo il quotidiano, “la prima notizia certa della sparizione delle tele risale a ben 15 anni prima. Era il 1990 e la chiesa, in condizioni strutturali alquanto critiche, fu interessata da inevitabili lavori di restauro, accompagnati da nuove ispezioni archeologiche dell’ambiente sotterraneo. Gli  arredi sacri furono dunque smontati e trasferiti altrove per permettere l’avvio dei lavori.  Ma qualcosa deve essere andato storto prima della consegna delle opere alla Soprintendenza” che allora puntualizzava: “I funzionari ingegner G.M., responsabile unico del procedimento dei lavori di recupero, e la dottoressa E.A., direttore dei lavori di restauro storico artistico della chiesa, sono stati gli unici a rilevare la sparizione dei dipinti nel momento in cui essi dovevano essere ricollocati sugli altari. Prima di inoltrare la denuncia di sparizione alle autorità competenti gli stessi funzionari hanno avviato numerose ricerche ed indagini presso la curia arcivescovile sui movimenti dei dipinti mai consegnati alla Soprintendenza, il cui spostamento doveva essere avvenuto prima dell’8 marzo 1990”. In pratica, dalla chiesa mancavano le pale d’altare, ed anche un “cospicuo arredo sacro” settecentesco “la cui descrizione è stata desunta da una scheda redatta nel ’69” (1969). La Soprintendenza, rispondendo in modo sorprendente alla domanda sul perché fosse passato tanto tempo fra la mancata consegna e la denuncia, sosteneva che nel lungo periodo né i proprietari né gli amministratori della chiesa, e né “lo stesso professor Currò” avevano mai denunciato la sparizione6.

La risposta sarebbe apparsa quasi divertente, se non fosse stato per la brutta situazione di cui si trattava, quasi io avessi avuto le chiavi dei depositi (avessi saputo almeno quali) e fossi andato periodicamente a controllare quanto vi si trovava e quanto vi mancava. Per questo rispondevo a mia volta alla “nota”, affermando che “Non avrei avuto nessuna remora a denunciare personalmente prima questa e poi altre scomparse, se solo ne avessi avuto sentore. Alcuni funzionari  si erano accorti da anni della sparizione? Non credo che la cosa al momento sia stata resa di pubblico dominio, tanto che io ne ho avuto notizia solo dopo molto tempo, ingenuamente credendo che i quadri fossero al sicuro e che sarebbero ritornati al loro posto. Come ho fatto quando ne sono stato informato, dopo che le mie ripetute richieste su eventuali novità non hanno trovato alcuna risposta. Niente quadri, niente arredi, niente notizie. Senza  traccia, potremmo dire all’americana”.

Non mi fermavo qui, rispondendo alla Soprintendenza: “Nella lettera – continuavo – si parla di verbali, di consegne, di custodia. Si dica, allora, a chi sono stati consegnati i quadri, chi ha firmato i verbali, chi li ha presi ufficialmente in consegna; se personaggi privati, responsabili del Museo diocesano o chi altri ebbero la responsabilità dei dipinti. Non è possibile che non vi siano tracce. Devono esserci nomi e cognomi, le firme sui verbali di consegna, qualcuno deve ricordare dove furono trasportati i dipinti, in quali stanze o depositi furono sposati. Si proceda da questi nomi, li si interroghi, si cerchi nelle loro carte. Si accerti se le persone che ne assunsero la responsabilità nel custodire osservarono la giuridica diligenza del buon padre di famiglia”7.  

Ma si è trattato di richiami del tutto inutili. In tutti questi anni, accorgendomi anzi di nuove e continue sparizioni, ho sempre denunciato, sia al pubblico che alle autorità lo stato di degrado del nostro patrimonio culturale, in numerosi articoli e servizi televisivi8. Purtroppo,  la provinciale abitudine del “pare brutto”, che condanna ad una incredibile copertura di silenzio qualsiasi evasione dall’assenso formale e dall’ossequio di rito, al vago e all’incerto in ogni diffusione di qualche notizia, è affare difficile da estirpare, così come non sempre è semplice trovare colleghi giornalisti e studiosi che siano disposti a condividere pubblicamente la necessità di cambiare.  

Io stesso non ho mai potuto sapere con precisione da quali ambienti fossero spariti quadri e arredi di S.Salvatore; e solo nel gennaio di quest’anno lo stesso sovrintendente Gennaro Miccio mi ha confermato a voce che effettivamente il materiale è scomparso da locali  del Museo diocesano.

Il problema del Museo diocesano è punto dolente per Salerno, a causa di una conduzione più che personalistica che fu svolta dal suo direttore, il canonico Arturo Carucci, storico e storico dell’arte dilettante, con una preparazione affrettata nelle materie su cui pretendeva di discutere; il quale dopo aver pubblicato innumerevoli saggi e opuscoli di storia locale fitti di considerazioni, imprecisioni ed errori (purtroppo passati negli scritti di numerosi altri “copisti”) pretendeva di avere un quasi assoluto appannaggio della cultura cittadina e non tollerava suggerimenti o osservazioni. E’ naturale dunque che molte persone non abbiano mai voluto scendere in campo e preferito ignorare che cosa sia effettivamente accaduto nel Museo.

Né qualcuno si è mai posto il problema di individuare le responsabilità dell’accaduto. Mentre io ho sempre parlato di furto e di omessa custodia, nessun provvedimento è stato mai preso nei confronti del defunto canonico il quale, pur vecchio e in pessima salute, ha praticamente continuato la sua gestione per tutta la vita.

Quando recentemente il Museo greco di Olimpia è stato devastato da una banda di ladri che ha sfondato teche di vetro e rubato 63 antiche statuette di valore incalcolabile, il ministro della Cultura si è dimesso per protestare contro le scarse disponibilità del Governo in favore della sorveglianza nei siti culturali9. In Italia, ovviamente, nessuno pensa affatto a dimettersi né l’autorità pensa di sollevare i responsabili di una cattiva sorveglianza dai loro incarichi.

Eppure, la lotta continua e deve continuare. La Cambogia non sta forse insistendo per la restituzione della grande statua di un guerriero che si trovava a Koh Ker e che dopo i terribili anni della guerra e del regime di Pol Pot è riapparsa in un’asta a Sotheby’s10? e non è stata messa fine al furto e al traffico di centinaia di preziosissimi volumi che scomparivano dalla biblioteca dei Girolamini di Napoli, ad opera dello stesso direttore e di alcuni suoi collaboratori, finalmente arrestati per aver depredato una tra le più grandi istituzioni culturali meridionali11?

In questo caso dobbiamo ancora una volta riconoscere l’importanza dell’impegno e della pressione mediatica. La gestione intoccabile di Marino Massimo De Caro, consigliere ministeriale e gestore di una biblioteca antiquaria a Verona è stata infatti smontata a partire da una denuncia giornalistica coraggiosa di Tomaso Montanari il quale, senza guardare in faccia a nessun boiardo di Stato, ha raccolto ogni genere di testimonianze, e per prime quelle di quanti erano ritenuti forse estranei o indifferenti ai beni culturali. Mi riferisco alla “gente” che abita intorno al complesso sacro, la “gente” di ogni giorno che forse  è ignorante in materia di libri antichi ma comprende vicino a quali tesori risiede; e che “ti parla di auto che escono cariche, nottetempo, dai cortili della biblioteca”12. La battaglia del giornalista, supportata da uno studioso come Francesco Caglioti e riportata dai grandi media nazionali, ha messo dunque fine ad una continua perdita di volumi antichi e preziosi che va calcolata in circa 6.000 libri spariti tra il 1960 e il 2007, senza che nessuno abbia mai trovato prima il coraggio di denunciare il crimine.

A Salerno recentemente i Carabinieri di Velletri hanno restituito un gruppo di documenti che appartenevano all’Archivio diocesano e da cui erano scomparsi in periodo imprecisabile. E sempre all’Archivio diocesano sono state restituite alcune pergamene c he pare fossero state “prese in prestito” per “motivi di studio” dal canonico Carucci e trattenute fino alla sua morte. Sono piccoli traguardi che potrebbero però indicare un cambio di rotta e incoraggiare nel recupero dei nostri beni “minori” e nella fine di una gestione personalistica dei beni pubblici. Quando si comprenderà che per noi i giacimenti culturali devono costituire l’equivalente dei pozzi petroliferi per i Paesi produttori ?  

 

IMMAGINI

1. Salerno, chiesa di S. Salvatore de Fondaco: interno con altare maggiore 

2. Salerno, chiesa di S. Salvatore de Fondaco: facciata esterna 

3. Archivio Diocesano di Salerno: sala di consultazione

4. Archivio Diocesano di Salerno: platea Pastore, ms 1715

 

                                                                                       

NOTE

(1)   C. CURRO’, Il ritorno di Ulisse - Storia di Ricigliano dai Registri parrocchiali, Bivio Palomonte 2002.  

(2)   P. EBNER, Storia di un feudo del Mezzogiorno - La baronia di Novi, Roma 1983, p. 618, n. 8.

(3)   C. CURRO’, Se il tempo è infedele - Storia civile e religiosa di Perito, Perito 2007, pp. 59-60.

(4)   C. CURRO’, Vicende storiche della chiesa di S.Salvatore de Fondaco in Salerno, in "Rassegna storica salernitana", 21, 1994, pp. 39-74. 

(5) C. CURRO’, Swanished; pubblicato anche in "Informazione Campania.it" (agosto 2008) e "CulturalNews.it" (agosto 2008).

(6) Red. Cro., La Sovrintendenza: “Da 18 anni delle tele nessuna traccia” in "Cronache del Mezzogiorno", 4 settembre 2008.

(7) C. CURRO’, Quadri spariti e indagini nulle, in "Cronache del Mezzogiorno", 13 settembre 2008.

(8) Numerosi i servizi televisivi lanciati sull’argomento nel corso della trasmissione Ore 12, in onda dall’emittente Telecolore Salerno, condotta da Peppe Leone, cui partecipo ogni lunedì;  e durante la trasmissione Effetti speciali, che va in onda ogni venerdì su Rete 1 Salerno, con la conduzione di Giovanni Daniele. Entrambi i colleghi hanno dimostrato ampiamente disponibilità, sensibilità e coraggio anche nell’organizzare puntate speciali sull’argomento. Devo ricordare inoltre l’ottimo servizio di Carla Guarnieri, trasmesso dal telegiornale di Metropolis TV (di Torre Annunziata e con bacino di utenza su tutto il territorio campano) il 25 febbraio 2012. Ancora su organi di stampa posso ricordare: R. AVALLONE, S.Salvatore ed il mistero dei quadri scomparsi, in "Cronache del Mezzogiorno", 31 agosto 2008; il mio articolo Opere d’arte, sparizioni sospette, su Roma, 29 ottobre 2008; la mia lettera al ministro dei Beni culturali con ampia descrizione del caso, pubblicata sul mio sito nel novembre 2008; il mio articolo Ministro Bondi, crollano pure gli archivi, in "genealogista.org", dicembre 2010; l’altro Il mistero dei reperti scomparsi, in "genealogista.org" di febbraio 2012.  

(9) G. STABILE, Olimpia, museo saccheggiato - Via il ministro della Cultura, in "La Stampa", 18 febbraio 2012. 

(10) G. MAGGI, Spunta a New York la statua Khmer sparita dalla Cambogia, in "La Stampa", 1 marzo 2012.

(11) A. SALVATI, Arrestato l’ex direttore della biblioteca dei Girolamini, in "La Stampa", 25 maggio 2012.

(12) T. MONTANARI, Libri, uomini e topi, in "Il Fatto Quotidiano", 30 marzo 2012.

 

 
kredi karti taksitlendirme escort bayan