di Barbara Ghelfi, Marialucia Menegatti, Marcello Toffanello *
ABSTRACT: This article offers a survey of the significant damages caused to the cultural heritage of the city and province of Ferrara by the earthquake that stroke Emilia Romagna and Northern Italy on the 20th and 29th May 2012. All the ancient churches of the city - a Unesco World Heritage site - have been less or more significantly hit, but the most serious artistic damage occurred in the province: in the village of Sant'Agostino the 18th century parish church partially collapsed, and the precious baroque oratory of San Carlo was completely destroyed. In the town of Cento - hometown to the great 17th century painter il Guercino, who left here some of his masterpieces - all the works of art were removed from churches and from the City Picture Gallery, seriously injured by the earthquake and the aftershocks.
Ferrara
In queste ultime settimane non è raro che anche i ferraresi, così come i non molti turisti che, incuranti del gran caldo, percorrono il corso centrale della città intitolato ai fucilati della notte del ’43, alzino la testa in direzione del castello Estense per osservare lo squarcio apertosi alla sommità della torre dei Leoni. Il crollo parziale di una delle lanterne delle edicole rinascimentali costruite da Girolamo da Carpi sull’antico baluardo per restaurare e ingentilire la rocca trecentesca dopo l’incendio del 1554 è il segno più evidente della profonda e altrimenti poco appariscente ferita inferta alla città dal terremoto del 20 maggio scorso.
Torri, campanili e strutture cave come chiese e teatri sono stati i monumenti più lesionati dalle scosse sismiche, che hanno esercitato sulle parti più alte degli edifici una torsione che ha spesso causato la disarticolazione delle strutture portanti. A Ferrara non si sono verificati i disastrosi collassi di intere strutture che invece hanno così duramente colpito i paesi dell’Alto Ferrarese più vicini all’epicentro. Per lo più i crolli hanno dunque riguardato comignoli, cornicioni e qualche controsoffitto in canniccio negli interni. Tuttavia interventi urgenti di consolidamento e smontaggio delle coperture pericolanti si sono resi necessari per mettere in sicurezza le torrette che coronano palazzo Naselli Crispi, edificato anch’esso da Girolamo da Carpi attorno al 1530 secondo i modelli del classicismo romano, e il prospetto cinquecentesco dell’antica residenza estense del Paradiso, oggi sede della biblioteca Ariostea. Statue, pinnacoli e altri elementi decorativi posti alla sommità di chiese, muri di cinta e prospettive architettoniche sono stati rimossi e posati a terra e ora giacciono sui sagrati con l’effetto straniante dei balocchi fuori scala in un dipinto metafisico. Ancor oggi i frammenti della statua della Vergine di Andrea Ferreri (1556), precipitata dal timpano della facciata della basilica di Santa Maria in Vado nella notte del 20 maggio, sono sparsi sul selciato antistante la chiesa, coperti da un telone e contornati dal nastro bianco e rosso che solitamente tiene lontano i curiosi dai luoghi degli incidenti e del crimine. Ovunque passeggiando entro le mura, e in particolare nella zona medievale, si notano piccoli cumuli di macerie ordinatamente disposte sui marciapiedi ed edifici transennati e inaccessibili.
L’assenza di crolli evidenti o di demolizioni inopportunamente spettacolarizzate dai media come quella di cui ha fatto le spese il campanile moderno della chiesa di San Michele Arcangelo a Poggio Renatico – per fortuna presto sostituite da meno drastici interventi di consolidamento – ha occultato agli occhi dei cittadini stessi i danni prodotti dal sisma sul patrimonio artistico ferrarese, che invece sono diffusi e, nel complesso, di non lieve entità. Trascorso più di un mese dall’evento catastrofico, mentre sono ancora in corso i sopralluoghi, non è facile restituire un quadro esatto della situazione. In tal senso può essere utile riportare alcuni dati statistici resi noti dagli enti competenti: su circa 850 edifici del centro storico sottoposti a vincolo dalla soprintendenza si calcola siano più di un terzo quelli che hanno riportato lesioni; al 13 giugno, su 185 monumenti ispezionati, 130 – fra cui 64 luoghi di culto e 66 architetture civili – sono stati dichiarati inagibili in attesa di ulteriori verifiche. L’intera ala ovest del palazzo Municipale, già Ducale, è dissestata e pericolanti sono i merli che coronano la neogotica torre della Vittoria (1924). Squassate anche le mura meridionali della città e in particolare porta Paola, costruita da Giovan Battista Aleotti nei primi anni della dominazione pontificia (1612) come nuovo ingresso monumentale alla città provenendo da Bologna. Gli effetti del sisma hanno costretto ad anticipare la chiusura e il trasferimento della facoltà di Lettere dagli edifici storici di via Savonarola – fra i quali il notevole palazzo Contughi Gulinelli (1542) – da tempo bisognosi di un restauro ancora non programmato. Sono ugualmente chiuse la biblioteca della facoltà in palazzo Tassoni e l’intero piano nobile con il monumentale scalone settecentesco di palazzo Pareschi, già abitato da Renata di Francia e oggi sede del Rettorato, che potranno riaprire solo dopo restauri che si annunciano complessi e onerosi. Non sono migliori le condizioni in cui versa palazzo Borghi, sede dell’archivio di Stato.
Il Teatro Comunale ha subito danni rilevanti soprattutto al tetto, al loggione e nella zona degli uffici dietro il palcoscenico, ma sull’entità delle lesioni e sul tempo necessario a rimediarvi si confrontano due perizie estremamente discordanti: l’una ritiene necessario il consolidamento dei pilastri su cui poggia la struttura, che richiederebbe anni; l’altra individua nei coperti il punto cruciale su cui intervenire, con tempi e costi molto più ridotti (in tal caso sarebbe possibile una riapertura a settembre). Non è al momento disponibile una stima dei danni subiti da uno dei più celebri monumenti cittadini, palazzo Schifanoia: a quanto pare sono per fortuna integri i celebri affreschi del salone dei Mesi, mentre avrebbero subito lesioni circoscritte la quattrocentesca sala degli Stucchi, opera dello scultore Domenico di Paris, e le adiacenti stanze dell’appartamento di Borso d’Este.
Il sisma ha invece inferto il colpo di grazia al già precario equilibrio statico di palazzo Massari, sede dei Musei civici d’arte moderna, che ora richiederà un intervento di ristrutturazione e messa a norma assai più complesso di quello che si sarebbe dovuto avviare a dicembre. Nella prospettiva di una lunga chiusura del museo, una selezione delle opere di Giovanni Boldini, Gaetano Previati, Filippo de Pisis e dei maggiori artisti ferraresi dell’Otto e del Novecento sarà esposta il prossimo autunno presso la galleria al piano terra di palazzo dei Diamanti, per poi cominciare una tournée per le città d’Italia e, forse, d’Europa. Al piano nobile dello stesso edificio la pinacoteca Nazionale ha riaperto da pochi giorni le sale degli appartamenti cinquecenteschi, corrispondenti a circa un terzo dell’intero percorso del museo, ma neppure il resto della galleria sembrerebbe aver subito danni importanti. Il castello Estense è da tempo nuovamente accessibile al pubblico, seppure sia interdetto l’ingresso al cortile interno e gli affreschi del Bastianino e collaboratori (1571-75) presentino vistose “incerottature” di garza e carta giapponese con le quali si sono fissate in via cautelativa diverse leggere fessurazioni prodottesi negli intonaci. Tutti gli altri musei cittadini hanno riaperto i battenti; in nessun caso si hanno notizie di danni alle opere in essi conservate.
A destare le maggiori preoccupazioni è invece la situazione degli edifici religiosi: secondo i dati diffusi dalla curia, nella provincia di Ferrara sono circa 400 le chiese, i campanili e le altre opere parrocchiali lesionati dal sisma. Dei 216 appartenenti alla diocesi ferrarese, 13 edifici hanno subito estesi crolli e 91 hanno lesioni di grave e media entità. Nel vicariato di Bondeno 19 chiese su 21 sono inagibili. Ma i danni maggiori, col collasso di intere strutture, si registrano nei territori di Cento e Sant’Agostino, facenti capo alla diocesi bolognese (si vedano qui di seguito gli articoli di Marialucia Menegatti e Barbara Ghelfi). Inutile dire che solo in rari casi si tratta di edifici moderni.
Nel territorio del Comune di Ferrara sono un centinaio le chiese colpite in modo più o meno grave. Con l’unica eccezione della basilica di San Giorgio fuori le mura, tutti gli antichi edifici di culto cittadini sono inagibili. Seppure la maggior parte dei danni riguardi le superfici e non le strutture murarie, prima di riaprire al pubblico essi richiederanno restauri e, nel timore ancora non sopito di nuove scosse, più approfondite verifiche della loro situazione statica. In Cattedrale, per sopperire alle esigenze dei fedeli, sono state aperte al culto le cappelle più vicine all’ingresso ma l’area del presbiterio sembra aver subito lesioni che minacciano l’incolumità dell’altar maggiore. Le due chiese francescane sono fra le più duramente colpite: in Santo Spirito si teme per la stabilità della grande cupola, dalla quale sono cadute pietre, e si è dovuto evacuare il monastero; San Francesco, uno dei più rappresentativi edifici religiosi dell’Addizione Erculea, presenta evidenti fratture in tutte le volte delle navate laterali e nelle pareti del transetto.
In alcuni casi il terremoto ha peggiorato situazioni già compromesse: è così per la chiesa San Paolo,ricostruita dall’architetto Alberto Schiatti dopo il terremoto del 1570 e ricca di affreschi e dipinti del tardo Rinascimento, in particolare di Scarsellino e Bastianino. Qui sono crollate le volte delle navate laterali, rese fragili da prolungate infiltrazioni d’acqua dal tetto, e si deve ora procedere, in difficili condizioni di sicurezza, alla rimozione delle opere dagli altari. Anche il primo chiostro e alcuni ambienti dell’adiacente monastero, frequentemente utilizzati per manifestazioni culturali, necessitano di urgenti interventi di consolidamento. Era da tempo programmato il restauro della chiesa di San Carlo (arch. G.B. Aleotti, 1612-23), raro esempio in città di architettura seicentesca ispirata a modelli romani, all’interno della quale il sisma ha causato il distacco dell’arco trionfale dal resto della struttura. Si era invece concluso da poco quello, decennale, del grandioso complesso rinascimentale San Cristoforo alla Certosa, che aveva interessato soprattutto la parte absidale, colpita da una bomba nel 1944, mentre ora a impensierire seriamente è la stabilità delle campate della navata centrale a ridosso della facciata.
Fra i casi più critici vanno comprese anche le piccole chiese di Sant’Antonio Abate, in pieno centro medievale, la cui abside rischia il collasso, e di Santa Maria della Visitazione, detta la Madonnina – fatta edificare dal duca Alfonso I nel 1526 e da poco restaurata dal Comune – che pure ha riportato danni notevoli, con caduta di stucchi dalle volte, che hanno reso necessaria la rimozione delle opere d’arte dal suo interno. I templi di San Domenico, Santa Maria della Consolazione e San Luca hanno subito lesioni alle celle campanarie. Inagibili, al pari delle altre, la basilica di Santa Maria in Vado e la chiesa del Gesù e dunque invisibili, fra le altre opere in esse contenute, le tele del Bononi (1617-20) che decorano il soffitto della prima e il compianto in terracotta policroma di Guido Mazzoni (1485) nella seconda. Lesionate anche le chiese delle frazioni, come le parrocchiali di Gaibana – dove si sono aggravati problemi statici preesistenti – Gaibanella e Porotto. Infine va ricordato che anche le sinagoghe e il piccolo Museo Ebraico di via Mazzini sono attualmente chiusi per i danni subiti dal sisma.
m.t.
L’Alto Ferrarese
Per l’Alto Ferrarese, dove il sisma si è abbattuto con particolare violenza, è molto difficoltoso tracciare un quadro preciso circa l’entità dei danni inferti dal sisma agli edifici di interesse storico-artistico, tutti più o meno gravemente lesionati, e alle chiese, al momento tutte inagibili e per la maggior parte delle quali si hanno poche notizie, circostanziate alle informazioni fornite dai parroci o carpite dalle fotografie che circolano in rete, spesso scattate prima che la dichiarazione di inagibilità ne sbarrasse le porte.
Percorrendo la strada Porrettana che da Ferrara conduce a Bologna, subito ci si accorge che quanto restava del sistema difensivo di torri e di castelli eretto nell’Alto Medioevo dai Bolognesi per controllare le mire espansionistiche degli Estensi e i traffici commerciali della zona è stato parzialmente cancellato. Le cosiddette “Torri” innalzate al confine fra il Bolognese e il Ferrarese, che oggi insistono sul territorio del comune di Poggio Renatico, sono infatti danneggiate o del tutto distrutte. La duecentesca Torre dell’Uccellino, poco distante da Ferrara, ha perso un merlo ed è solcata da preesistenti crepe che il terremoto ha senz’altro approfondito. La Torre del Cocenno, costruita nel 1233 lungo la strada che oggi collega Poggio Renatico con San Carlo e che da tempo versava in grave stato di abbandono, è crollata al suolo assieme all’abitazione rurale settecentesca che le era addossata.
A Poggio Renatico la Torre dell’Orologio del Palazzo Lambertini, sede del municipio e cuore del paese, è collassata. Esercito e vigili del fuoco stanno procedendo a sgomberare le macerie del palazzo, di fondazione medievale e più volte rimaneggiato nel corso dei secoli; spetterà alla Soprintendenza analizzare i resti per comprendere se è possibile recuperare almeno in parte un patrimonio che rischia di andare perduto per sempre. Gli uffici comunali sono stati trasferiti ed è stata chiusa anche la biblioteca, ospitata nello stesso edificio, il cui patrimonio librario e documentario sembra non avere riportato danni. A pochi passi dal Palazzo Lambertini, ci si imbatte nella Torre Fornasini, costruzione duecentesca da cui provengono lacerti di affreschi attribuiti ad Amico Aspertini oggi conservati presso la Pinacoteca Nazionale di Ferrara, transennata e percorsa da numerose crepe che sembrano averne messo a rischio la solidità strutturale. La chiesa abbaziale di San Michele Arcangelo eretta agli inizi del Novecento è stata interessata dal crollo di calcinacci e di parte del soffitto. Il campanile del 1949, che presentava fin dalla sua costruzione problemi di staticità, reso pericolante dal sisma del 20 maggio, è stato abbattuto dopo la scossa del 29 per evitare che precipitasse sulle abitazioni circostanti. Nel borgo Chiesa Vecchia, l’antica abbazia di San Michele innalzata nel XII secolo dalla famiglia Lambertini e fra le più antiche della diocesi di Bologna, cui tutt’ora afferisce la parrocchia poggese, è a rischio di crollo. Il catino absidale con l’affresco ottocentesco raffigurante l’Ascensione della Vergine è rimasto miracolosamente intatto, ma l’intera struttura dell’edificio, da anni chiuso al culto e sede di manifestazioni culturali, è seriamente compromessa. La chiesa è stata puntellata in attesa che si decida se demolirla o se tentare un difficoltoso, e certo oneroso, recupero. Nella frazione di Madonna Boschi, la chiesetta eretta per volontà dei conti Lambertini nel 1647 è inagibile e il piccolo campanile presenta diverse crepe.
San Carlo di Sant’Agostino, interessato nelle ore successive il terremoto dal processo di liquefazione del terreno che ha obbligato numerosi civili ad evacuare dalle proprie abitazioni, ha irrimediabilmente perduto il suo monumento più rappresentativo, l’oratorio Ghisilieri della Chiesa Vecchia di San Carlo, piccolo gioiello dell’architettura barocca che lo scorso aprile figurava fra gli itinerari proposti in occasione della XIV Settimana della Cultura. Eretto nel 1685 per volontà del senatore Francesco Ghisilieri che lo incluse nel complesso della propria residenza di campagna, l’edificio fu progettato dall’architetto bolognese Agostino Barelli ed è esemplato sulla borrominiana chiesa romana di San Carlo alle Quattro Fontane. Gli affreschi seicenteschi della volta, riferiti alla mano del carraccesco Biagio Bovi e del quadraturista Tommaso Aldovrandini, appena riscoperti grazie ai recenti restauri, sono andati distrutti. Il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco ha permesso, invece, il salvataggio di molti degli arredi, della pala dell’altare maggiore raffigurante I santi Carlo Borromeo e Gregorio ai piedi della Madonna e del Bambino, attribuita a Bovi, e della tela con Sant’Antonio da Padova inginocchiato davanti al Bambino Gesù, opera di collaborazione fra Guercino e Benedetto Gennari jr pressoché identica a quella della parrocchiale di San Giovanni in Persiceto. Entrambi i dipinti sono stati trasportati a Sassuolo dove saranno sottoposti a restauro. A Dosso, altra frazione di Sant’Agostino, è inagibile la chiesa dedicata a San Giovanni Battista e risalente al XVIII secolo.
Il tratto di strada che conduce a Sant’Agostino, fra i comuni più duramente colpiti dal sisma del 20 maggio e che ha pagato un alto tributo di vite umane, è costellato da capannoni industriali che mostrano ben visibili i danni, anche gravi, arrecati dal sisma al tessuto produttivo emiliano. Il palazzo municipale fondato nel 1875, letteralmente sventrato dalle scosse del 20 e 29 maggio, sarà presto abbattuto. Il salvataggio dell’imponente lampadario in vetro di Murano della sala consiliare, proveniente dal Castello Estense e donato al comune da Italo Balbo negli anni Venti, avvenuto sotto l’occhio delle telecamere è senz’altro una delle immagini simbolo del sisma. Il prezioso manufatto, recuperato alle macerie assieme ad altri quattro più piccoli lampadari, pure in vetro di Murano e pure provenienti dal castello di Ferrara, è stato smontato, imballato e ricoverato nel Palazzo Ducale di Sassuolo. I Vigili del Fuoco stanno ora tentando, calandosi dall’alto di apposite gru, di recuperare il patrimonio dell’Archivio Storico che qui aveva la sua sede.
La chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Agostino, le cui origini risalgono all’inizio del XVI secolo e quasi del tutto ricostruita dopo la disastrosa Rotta della Panfilia del 1763, è all’interno percorsa da crepe che attraversano le volte dell’abside centrale e delle cappelle laterali. Una delle statue della facciata si è schiantata sul tetto e lì è rimasta, incastrata in bilico precario fra i coppi. Il campanile, con l’orologio fermo alle 4.04 del 20 maggio, è attraversato da profonde lacerazioni; particolarmente offeso nella cella campanaria, sembra in procinto di schiantarsi sulla chiesa. Il direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici, Carla Di Francesco, ha illustrato il 14 giugno nella sede provvisoria del Comune la complessa operazionedi consolidamento e messa in sicurezza cui il campanile sarà presto sottoposto, anche mediante l’ausilio di una sofisticatamacchina robotizzata. È in parte crollato anche il palazzo delle Quattro Torri, un edificio della fine del XVI secolo che da tempo versava in stato di abbandono.
La chiesa parrocchiale di Mirabello, intitolata a San Paolo, non esiste più. Edificata alla fine del Settecento e completamente ricostruita a partire dal 1929 su progetto dell’ingegnere Luigi Gulli, la chiesa è collassata nella zona absidale ed è priva di oltre metà della facciata; la parte posteriore dell’edificio è ridotta ad un cumulo di macerie. Il campanile, il più alto della provincia con i suoi 56 metri, è rimasto in piedi senza avere riportato apparentemente gravi danni. I Vigili del Fuoco hanno ritenuto opportuno metterlo in sicurezza, con una complessa quanto spettacolare operazione di smontaggio della torretta che è stata prima “impacchettata” per evitare la caduta di materiali a terra, quindi imbracata e deposta a terra dopo giorni di lavoro. L’intera struttura attende ora di essere opportunamente rinforzata e quindi ricollocata al suo posto. Il palazzo municipale è chiuso, così come il Museo Archeologico Rodolfo e Luigi Sessa, ospitato nella villa poco distante dal paese costruita nel Settecento dal cardinale Aldovrandi e acquistata nell’Ottocento dal milanese Carlo Sessa, ai cui eredi ancora oggi appartiene. Il Museo, che ha patito lievi danni alle proprie raccolte, ma gravi danni alle strutture murarie e alla pavimentazione a causa della liquefazione delle sabbie, ha già avviato i restauri, nella speranza di potere presto riaprire al pubblico.
La chiesa della Natività della Beata Vergine di Vigarano Mainarda, fondata nel 1599 e sottoposta dopo il Concilio Vaticano II ad interventi che ne hanno profondamente modificato l’assetto originario, è stata inserita dalla Direzione regionale dei beni culturali nell’elenco degli edifici giudicati bisognosi di interventi urgenti e prioritari. La facciata, staccatasi dal corpo centrale dell’edificio e a rischio di crollo, è sorretta da una articolata imbracatura; dall’interno dell’edificio sono state rimosse statue e arredi, ma non è ancora possibile ipotizzare tempi e costi del suo recupero. Nella parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo di Vigarano Pieve si è resa necessario assicurare il campanile con la messa in opera di strutture di sostegno lignee nelle bifore e di tiranti per evitare crolli di calcinacci e il rischio di nuove fessurazioni.
Anche le finestre del palazzo municipale di Bondeno affacciate su piazza Garibaldi sono ora puntellate da strutture lignee; l’edificio lamenta danni in diverse delle sale e anche in questo caso le lancette dell’orologio si sono bloccate alle 4.04 del 20 maggio. Poco lontano, lachiesa del Sacro Cuore comunemente detta delle Catene, edificata nel XVI secolo su un preesistente oratorio, mostra il purtroppo consueto ripetersi di impalcature a sostegno dell’edificio e del campanile, annesso alla chiesa nel 1617. L’edificio, sconsacrato e attualmente sede di manifestazioni culturali, nonché del Presepe Storico Artistico cittadino, oggetto di recenti restauri della facciata e di consolidamento degli interni, è stato dichiarato inagibile. Una serie di fotografie visibili sul web documenta i danni, pare considerevoli, dell’interno della chiesa e la presenza ancora in situ sull’altare maggiore della Resurrezione di Cristo attribuita a Giuseppe Mazzuoli detto il Bastarolo, protetta da un telone in cellophane. Il duomodedicato alla Natività di Maria Vergine, le cui origini risalgono all’anno Mille, è transennato per la caduta di guglie e mattoni dalla facciata e percorso da numerose crepe, mentre il campanile di epoca matildea, la più antica costruzione del Bondenese, sembra avere resistito meglio all’impatto del sisma. Più in generale, tutte le chiese del comune presentano lesioni più o meno importanti e diversi edifici pubblici sono stati provvisoriamente chiusi al pubblico. Ha da poco riaperto la biblioteca Lorenza Meletti, la cui responsabile ha dato notizia del preoccupante deterioramento riportato da faldoni contenenti bandi e grida del Settecento, caduti a terra durante il terremoto e rovinati dalla rottura di una tubatura d’acqua. La città ha perduto anche uno dei simboli della sua storia più recente, la ciminiera dell’ex pomodorificio alta circa 45 metri costruita nel 1916, mozzata dal sisma del 20 maggio e abbattuta dal Genio Ferrovieri dell’Esercito, sotto l’occhio attento delle telecamere, per impedire che si schiantasse sulla vicina strada Virgiliana. Di alto impatto mediatico, la demolizione della cosiddetta Pandurara e quella del campanile di Poggio Renatico hanno offerto il pretesto per innescare aspre polemiche sull’opportunità di tali interventi e sui criteri da seguire nella ricostruzione post terremoto. Tuttavia la demolizione del pericolante campanile della chiesa di Borgo San Giovanni, fondata nel Settecento su una preesistente chiesetta duecentesca nell’immediata periferia di Bondeno, più volte annunciata e altrettante smentita, sembra essere un’ipotesi ormai definitivamente accantonata.
Nella frazione di Stellata sono stati messi in sicurezza la cinquecentesca Torre del palazzo Pepoli-Spisani, restaurata nel 1655, e il campanile della parrocchiale dedicata alla Natività di Maria Vergine, costruita alla metà del XV secolo dal nobile ferrarese Uguccione Contrari. Lastatua della Madonna del Rosario che si stagliava assieme al San Domenico e al San Pietro martire sulla facciatadel settecentesco oratorio di San Domenico, attiguo alla chiesa parrocchiale, si è frantumata sulla strada. La Rocca Possente, baluardo eretto nel Trecento dagli Estensi a difesa del Po e dichiarata dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità, sottoposta nel corso dei secoli a numerosi rifacimenti e restauri, l’ultimo dei quali conclusosi pochi anni fa, ha subito il cedimento della struttura lignea del soffitto, che è stata puntellata in attesa di ulteriori interventi che si preannunciano lunghi e complicati anche per via della particolare composizione del terreno su cui poggia l’edificio, eretto in area golenale.
A Pilastri, nel cinquecentesco Palazzo Mosti, ancora in fase di restauro dopo il terremoto dello scorso luglio, si sono aperte nuove, profonde crepe. La chiesa di San Matteo apostolo, innalzata nel 1580 per volontà di Agostino Mosti e del tutto ricostruita dopo l’alluvione del 1839, è inagibile e non se conoscono tempi e modalità di recupero; il suo campanile nel frattempo è stato messo in sicurezza. Sono inagibili anche la chiesa di Burana, dedicata a San Giacomo Maggiore, fondata nel XIV secolo, e uno dei luoghi più cari alla devozione popolare di queste terre, il santuario della Madonna della Pioppa nella frazione di Ospitale. Anche la chiesa parrocchiale di Santa Bianca, intitolata a San Pietro ed eretta alla metà del Cinquecento, è transennata e non si hanno notizie dei dipinti custoditi al suo interno, fra cui il pregevolePietro in atto di ricevere da Cristo le chiavi del cielo, riferito dubitativamente alla scuola del Veronese.
Va segnalato che il Gruppo Archeologico di Bondeno ha annunciato pochi giorni fa la propria intenzione di censire a titolo gratuito gli edifici storici del Bondenese, prestando particolare attenzione a quelli – torri, casolari, fienili, chiese dismesse – forse non rilevanti sotto il profilo artistico ma che costituiscono parte integrante dell’identità di questo territorio, che il terremoto rischia di cancellare per sempre.
m.m.
Cento e il Centese
Sono state le scosse verificatesi il 29 maggio, la più forte di magnitudo 5.9 con epicentro nel modenese, ad avere causato i danni strutturali più ingenti ai monumenti di Cento e delle zone limitrofe. I problemi più urgenti riguardano le chiese, a partire da quella del Rosario, riedificata nella forma attuale tra il 1633 e il 1644, entro la quale si trova la cappella privata appartenuta a Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino. Mentre le volte interne delle cappelle laterali hanno ceduto, non sono stati segnalati danni ai dipinti, fra i quali alcuni capolavori del maestro centese come l’Assunta, che era collocata nel soffitto della navata, e i dipinti posti a ornamento della cappella Barbieri cioè la Crocifissione, il Padre Eterno e i due scomparti con i santi Giovanni Battista e Francesco. Lesioni strutturali interessano in maggiore o minor misura tutte le chiese del Centese, che sono state immediatamente chiuse in attesa di poter essere messe in sicurezza. Tra queste la cinquecentesca San Sebastiano e San Rocco, interessata dal crollo del fastigio e lesionata internamente, e il campanile di San Biagio, che era già stato danneggiato dal primo evento sismico del 20 maggio. Sono inagibili anche San Filippo Neri, pregevole esempio di architettura barocca, edificata nell’ultimo ventennio del Seicento, e Sant’Isidoro a Penzale che presenta, sul muro esterno, numerose ed estese crepe.
Anche l’edificio che ospita la Pinacoteca Civica di Cento, ha subito serie lesioni soprattutto internamente, per il crollo di vòlti. Non risultano invece compromessi gli spazi dell'ala nuova, dov'era un tempo la Galleria d'Arte Moderna, nei quali sono stati temporaneamente traslocati gli oggetti appartenenti al museo, comprese le tele del Guercino e le sculture di Stefano Galletti e Cesare Tiazzi. Tra i palazzi storici cittadini ad avere riportato seri danni vanno ricordati l’ottocentesco Teatro Comunale Giuseppe Borgatti, il palazzo del Governatore, che oggi ospita la Galleria d’Arte Moderna Aroldo Bonzagni, danneggiato nella struttura interna e nei muri esterni (proprio in queste ore sono stati asportati i merli che coronavano l’edificio). Risulta compromessa anche la trecentesca Porta Pieve, unica sopravvissuta di quattro porte cittadine, pregevole esempio di architettura fortificata, mentre la Rocca, rinomato modello di struttura militare difensiva, non ha subito offese, grazie forse ai consistenti lavori di restauro compiuti negli ultimi anni che hanno portato al consolidamento della struttura.
Nei dintorni di Cento sono irrimediabilmente danneggiate e giudicate irrecuperabili le chiese delle frazioni di Buonacompra e Alberone. In quest’ultima località i Vigili del Fuoco, agendo di concerto con i funzionari della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Bologna, sono riusciti a trarre in salvo una pala d’altare seicentesca raffigurante la Madonna e santi. Hanno riportato seri danni anche le parrocchiali di San Sebastiano a Renazzo e di San Giorgio a Corporeno. I capolavori del Guercino, conservati in entrambi gli edifici, le tre pale giovanili di Renazzo raffiguranti il Miracolo di San Carlo Borromeo, la Madonna con il Bambino e i santi Pancrazio e Chiara e la Madonna in trono con i santi Francesco, Antonio Abate e Bovo, così come i Misteri del Rosario di Corporeno, erano già stati messi in sicurezza dopo la prima scossa e sono oggi depositati, come altri dipinti prelevati dalle chiese delle zone terremotate, presso il Palazzo Ducale di Sassuolo, dov’è stato impiantato un punto di assistenza deputato a stimare i danni subiti dalle opere e in grado di provvedere ai necessari primi interventi di restauro.
Appare assai critica la situazione della Collegiata di Pieve di Cento: la scossa del 29 maggio ha infatti causato il crollo della cupola, con versamento di macerie all’interno dell’edificio. Le immagini delle pale d’altare raffiguranti l’Assunzione della Vergine di Guido Reni e l’Annunciazione del Guercino, esposte alle intemperie, hanno fatto il giro del web. È di queste ore, a distanza di quasi un mese dal sisma, la notizia della messa in sicurezza della pala di Reni e del Crocifisso ligneo trecentesco portato in processione al museo Magi900, dopo i lunghi e complessi lavori di messa in sicurezza dell’edificio, condotti dai Vigili del Fuoco, che hanno dovuto cerchiare la cupola e asportare i frammenti pericolanti. Molto presto sarà portata in salvo anche l’Annunciazione del Guercino. Per finire merita un encomio l’infaticabile lavoro condotto all’interno degli edifici pericolanti dai Vigili del Fuoco, che hanno provveduto a mettere in sicurezza le strutture stesse e a porre in salvo le opere d’arte in esse contenute.
b.g.
5 luglio 2012
* Gli autori desiderano ringraziare i direttori e i funzionari degli enti preposti alla salvaguardia del patrimonio culturale ferrarese, che pur assiduamente impegnati nelle settimane successive al sisma, si sono resi disponibili al colloquio e hanno fornito le informazioni su cui si basa questa relazione. La nostra gratitudine va in particolare a: Angelo Andreotti (Musei Civici d’Arte Antica di Ferrara), Enrica Domenicali (Museo del Castello Estense di Ferrara), Fausto Gozzi (Pinacoteca Civica di Cento), Massimo Maisto (Assessore alla Cultura del Comune di Ferrara), Aldo Modonesi (Assessore ai Lavori Pubblici e ai Beni Monumentali del Comune di Ferrara), Maria Luisa Pacelli (Musei Civici d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara), Gabriele Pivari (Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Ravenna, Ferrara, Forlì, Cesena e Rimini), Elena Rossoni e Anna Stanzani (Soprintendenza per i Beni Storici Artistici e Etnoantropologici di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini), Anna Valentini (Cento), don Stefano Zanella (Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Ferrara), i Vigili del Fuoco, i tecnici della Protezione Civile e i parroci dei luoghi visitati.
Le informazioni riportate sono inoltre state tratte da articoli apparsi sulla stampa locale («La Nuova Ferrara», «Il Resto del Carlino», «La Voce di Ferrara-Comacchio») e dai seguenti siti: http://www.estense.com; http://ferrara24ore.com; http://www.telestense.it; http://www.beniculturali.it; http://www.emiliaromagna.beniculturali.it; http://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it; http://www.patrimoniosos.it.
IMMAGINI
1. Ferrara, Savonarola mostra ai passanti lo sfregio subito dal castello Estense
2. Ferrara, Castello Estense, particolare mostrante il crollo parziale della lanterna della Torre dei Leoni
3. Ferrara, la rimozione degli elementi decorativi dalla prospettiva di corso Giovecca
4. Ferrara, il sagrato della chiesa di Santa Maria in Vado all’alba del 20 maggio 2012: a terra i frammenti della scultura della Vergine di Andrea Ferreri, caduta dalla sommità del timpano
5. Ferrara, i Vigili del Fuoco rimuovono le opere dal Museo dell’Ottocento in Palazzo Massari
6. Ferrara, gli affreschi del Bastianino e di Ludovico Settevecchi nel salone dei Giochi del Castello Estense
7. Poggio Renatico, crollo della Torre dell’Orologio di Palazzo Lambertini
8. Poggio Renatico, abbattimento del campanile della chiesa di San Michele Arcangelo, 4 giugno
9. San Carlo (frazione di Sant’Agostino), l’oratorio Ghisilieri la mattina del 20 maggio
10. Sant’Agostino, il Palazzo Municipale; sullo sfondo la chiesa e il campanile
11. Interno della chiesa di Sant’Agostino
12. Mirabello, chiesa di San Paolo
13. Bondeno, interno della chiesa delle Catene
14. Pieve di Cento, le macerie della cupola crollata all'interno della Collegiata di Santa Maria Maggiore
15. Pieve di Cento, i Vigili del Fuoco mettono in salvo l'Assunzione della Vergine di Guido Reni che si trovava nella Collegiata di Santa Maria Maggiore






