di Piergiacomo Petrioli
Marco Ciampolini, Pittori senesi del Seicento, 3 voll., Siena, Nuova Immagine, 2012, pp. 1245.
ABSTRACT: Studies on Sienese Baroque art are quite recent; in fact, only from the exhibit of 1987 at Palazzo Chigi Saracini, the Sienese Baroque school of painting started to be analyzed philologically, and art historians gave to this topic the deserved attention. The three volumes by Marco Ciampolini are the result of a research of many years, and they offer the best mean to improve studies on Sienese art of the XVII century. The huge catalogue includes biographies of 58 different artists, 10,000 paintings, 1,000 drawings and 600 etchings. Every file is divided in the following sections: critical introduction, biography, bibliography, catalogue of works. Ciampolini wrote an impressive research of many years by consulting archive documents, primary texts, private and public collections. The result is a masterpiece of connoisseurship and a fundamental starting point for every work on this topic. Finally, Ciampolini was able to put the baroque Sienese art in its proper historical context, focusing on the various characteristics of each artist and picturing an interesting panorama of influences and connections among artists from different schools (Reni, Guercino, Pietro da Cortona, Honthorst, Caravaggio...) and the masters of Siena.
Se abbastanza cospicue sono le fonti originali sulla pittura barocca senese ed alcune anche di grande rilievo per la storia della critica d'arte, come, ad esempio, Giulio Mancini, Fabio Chigi e l'Ugurgieri Azzolini, la fortuna critica dell'arte seicentesca locale nella storia dell'arte moderna è invece assai recente.
Dalle biografie ottocentesche del Romagnoli sui Bellartisti senesi[1], bisogna attendere quasi un secolo, con Cesare Brandi e la sua monografia su Rutilio Manetti[2], per leggere il primo introduttivo resoconto su un pittore barocco senese, anche se ancora lo studioso si basa su notizie tratte da Romagnoli, senza porle ad un serio vaglio critico e documentario; Federico Zeri nel 1954, compilando il catalogo della Galleria Spada, scrive di Niccolò Tornioli[3], poi negli anni a seguire alcune notizie nel catalogo della collezione Chigi Saracini di Mario Salmi[4], pochi specialistici articoli di Carlo del Bravo su Astolfo Petrazzi[5], fino agli studi degli anni Ottanta di Ingendaay Rodio su Antonio Nasini[6]. Si tratta comunque di sparuti articoli scientifici, i quali mettono in rilievo solo alcuni particolari aspetti e problemi dell'arte senese del secolo decimosettimo.
Pure i manuali di storia dell'arte senese a carattere più divulgativo, molti in lingua inglese, dagli inizi del secolo scorso e fino a tempi recentissimi (penso, ad esempio, al l'agile volumetto di Timothy Hyman[7]), seguendo la tradizione ottocentesca, spesso inscrivono il resoconto della scuola pittorica locale tra i secoli XIII (dopo Montaperti e con l'attività di Guido di Graziano e Dietisalvi di Speme) e XVI, con il manierismo degli epigoni di Sodoma e Beccafumi; facendo coincidere le vicende artistiche con quelle politiche e, in pratica, affermando che, dopo la caduta della repubblica nel 1555, Siena, oltre a perdere la propria autonomia politica, perde anche la sua identità artistica.
Bisogna attendere la pionieristica significativa mostra di Palazzo Chigi su Bernardino Mei e il relativo catalogo, per la cura di Fabio Bisogni e Marco Ciampolini del 1987, per avere una prima, sintetica disamina ed apertura critica sulla questione dell'arte barocca nella città del Palio[8]. Gli studi sul periodo barocco a Siena da questa data riscontrano rinnovata fortuna ed interesse, fino alla grande mostra celebrativa su Alessandro VII del 2000 ed al relativo saggio di Bernardina Sani nel relativo catalogo[9]. Anche la divulgazione, dagli anni Ottanta, conosce una crescente attenzione come dimostrano alcuni esempi di autori, tra i quali si possono ricordare Enzo Carli[10], Marco Pierini[11], ma specialmente Bernardina Sani[12]. Il punto di arrivo di siffatti studi può essere considerato, la presente monumentale opera appena edita da Marco Ciampolini. Lo studioso raccoglie nei tre volumi sui pittori senesi del Seicento, la summa del suo impegno di storico dell'arte. Ciampolini si è infatti occupato d'arte barocca locale fin dalla sua tesi di laurea con Fabio Bisogni ed ha raccolto in questa sua ultima monumentale fatica, il lavoro attento di anni di ricerche. Nei tre volumi sono complessivamente raccolte le biografie di cinquantotto artisti, catalogati più di diecimila dipinti, mille disegni e seicento incisioni. Le vite dei pittori sono ordinate alfabeticamente. La scheda di ogni singolo artista è composta da una introduzione critica, a cui segue una cronologia e il catalogo delle opere con relativa bibliografia. Se si vogliono individuare dei modelli “storici” per i presenti volumi, per quanto concerne la struttura generale del volume, è chiaro il rimando agli elenchi berensoniani (in questo ricollegandosi con autorità alla tradizione della storia dell'arte come connoisseurship), mentre per l'organizzazione delle singole schede, ordinate secondo la sequenza di: commento, biografia, elenco delle opere, un precedente sono chiaramente i Bellartisti del Romagnoli, naturalmente aggiornati, ampliati, emendati con una cura filologica davvero impressionante, considerata l'ampiezza del periodo trattato e il numero delle singole voci.
I tre tomi si presentano essenzialmente come opera da consultazione, per la mole delle informazioni, l'accuratezza storico-critica si rivelano strumento indispensabile per affrontare qualsiasi studio sul periodo; tuttavia sanno pure nel loro enciclopedico carattere aprire una ampia finestra sulla pittura barocca senese, mettendone in luce lo sfaccettato, quanto interessante panorama. Se, infatti, fino a pochi anni or sono la considerazione della pittura locale del Seicento era quella di un'arte provinciale, di epigoni del tardomanierismo senese tra Barocci e Casolani, e di una Siena dimenticata e lontana dai grandi centri dell'arte e della cultura, è possibile invece comprendere quanto vivace caleidoscopio di influenze, rimandi, citazioni, originali interpretazioni sia la stagione dell'arte barocca in città. Siena si mostra come un luogo aperto a molteplici e variegate ascendenze, che produce una scuola pittorica attiva ed importante, tutt'altro che spenta e morta, basti pensare alle figure dei committenti che comprano lavori di pittori senesi, quali Giulio Mancini, i Del Taja, Cassiano del Pozzo, Federico Borromeo, Bernardino Spada, Richelieu, ai granduchi di Toscana, Cosimo II e Cosimo III, a papi come Urbano VIII e Alessandro VII. O anche all'attività di committente di artisti locali del governatore di Siena, Mattias de' Medici per adornare il palazzo accanto al duomo o la sua villa di Lapeggi, dagli anni Quaranta fino al 1667, che rafforza i legami tra la pittura senese e quella fiorentina, anche in direzione caravaggista. A Siena inoltre giungono, su commissione della nobiltà locale, opere di scuola bolognese come Reni e Guercino; è del 1636 la tela del Reni per la chiesa di San Martino, ad esempio, commissionata da Silvio Gori. Negli anni Venti Rutilio Manetti importa il luminismo dello Honthorst da Firenze, accolto anche da Francesco Rustici, venti anni dopo Bernardino Mei incontra la pittura di Mattia Preti, nel 1641 Salvator Rosa passa in città. Niccolò Tornioli lascia Siena per Roma, lo stile caravaggesco diviene parte rilevante del linguaggio pittorico barocco senese, insieme al leggero classicismo di un Raffaello Vanni, che ha contati agli inizi del secolo a Roma con Reni ed Agostino Carracci, per poi essere influenzato da Piero da Cortona, proporre una varienta tutta personale e senese dello stile cortonesco.
In conclusione, i volumi di Ciampolini si pongono, per l'impressionante quantità di informazioni, serietà critica come pietra miliare per gli studi sulla pittura barocca senese, punto di arrivo di una lunga, intensa ed accuratissima ricerca ed al contempo punto di partenza imprescindibile per ogni ulteriore lavoro sulla pittura a Siena nel Seicento.
DIDASCALIE
1. N. Tornioli, Il sacrificio di Mirtillo, Roma, Galleria Spada
2. F. Vanni, Annunciazione, Siena, Santa Maria dei Servi
3. R. Manetti, Messa di san Cerbone, Siena, Santa Maria in Provenzano
4. B. Mei, Allegoria della Fede, collezione privata
5. G. Reni, La circoncisione, Siena, San Martino
[1] Ettore Romagnoli, Biografia cronologica de' bellartisti senesi, ms Siena BCS Siena 1835, ed anastatica Firenze, S.P.E.S., 1976.
[2] Cesare Brandi, Rutilio Manetti. 1571 – 1639, Siena, Lazzeri, 1931.
[3] Federico Zeri, La Galleria Spada in Roma. Catalogo dei dipinti, Firenze, Sansoni, 1954.
[4] Mario Salmi, Il palazzo e la collezione Chigi-Saracini, Siena, Monte dei Paschi, 1967.
[5] Carlo del Bravo, Una 'Figura con natura morta' del Seicento toscano, in “Studio di storia dell'arte in onore di Roberto Longhi”, Firenze, Sansoni, pp. 322-324; Idem, Due nature morte di Astolfo Petrazzi, in “Paragone”, CXXXIX, 1961, pp. 58-59.
[6] Martina Ingendaay Rodio, Antonio Nasini nella Cappella di Santa Teresa in San Donato a Siena, in “Prospettiva”, XXVII, 1981, pp. 90-98; eadem, Überlegungen zur Barockmalerei in Siena 1640 – 1750, in “Storia dell'Arte”, XLIX, 1983, pp. 191-209; eadem, Precisazioni su Antonio Nasini a Fontanellato, in “Bollettino d'arte”, VI. 69.1984,25, pp. 85-88.
[7] Timothy Hyman, Sienese painting: the art of a city-republic (1278 – 1477), London, Thames & Hudson, 2003.
[8] Bernardino Mei e la pittura barocca a Siena, cat. Siena, 1987, a cura di Fabio Bisogni e Marco Ciampolini, Firenze, S.P.E.S., 1987.
[9] Bernardina Sani, Cultura figurativa nella società senese del primo Seicento, in “Alessandro VII Chigi (1599 – 1667), il papa senese di Roma moderna”, cat. Siena 2000, a cura di Alessandro Angelini, Monika Butzek, Bernardina Sani, Siena, Maschietto e Musolino, 2000, pp. 40-47.
[10]Enzo Carli, La pittura senese, Firenze, Scala, 1982.
[11]Marco Pierini, Arte a Siena, Firenze, Scala, 2002.
[12]Giulietta Chelazzi Dini, Alessandro Angelini, Bernardina Sani, Pittura senese, Milano, Motta, 1997.






