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Home Indice e rubriche In mostra Robert Cahen, Passaggi. Le ragioni del bianco

Robert Cahen, Passaggi. Le ragioni del bianco

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Robert Cahen, Passaggi. Video-installazioni, 1979-2008

a cura di Sandra Lischi, Lucca, Fondazione Ragghianti

 

di Silvia Moretti

 

Bianco. L’anno scorso a Roma Bill Viola al Palazzo delle Esposizioni ci aveva introdotto in ambienti neri. Robert Cahen, a Lucca, espone le sue video-installazioni in stanze dipinte di bianco. Bianco è il colore di Suaire (1997), del sudario-stoffa appeso al soffitto su cui compaiono e scompaiono giovani profili. Bianco è il colore del ghiaino sottostante, il ghiaino che rammenta i vialetti di un campo santo. È il colore del ghiaccio antartico della doppia proiezione ad angolo di Paysages d’hiver (2005). E della nebbia che avvolge, nel loro avanzare, uomini, donne e bambini di Traverses (2002, fig. 1)

Nella stanza centrale degli spazi espositivi della Fondazione Ragghianti, i battenti delle finestre – anch’essi bianchi - sono spalancati. I raggi del sole novembrino, caldo e autunnale, disdicono le luci soffuse che circondano le immagini dei diciotto monitor sul pavimento che compongono l’opera Paysages-passages (1997). Paesaggi visti di passaggio, da un treno in corsa. Le carcasse trasparenti dei televisori, in rima con le casse di legno sospeso in cui si situano i monitor di Sept visions (1995-1997), visioni di un viaggio in Cina, proiettano singolari ombre sulla parete. La luce naturale, nei suoi passaggi giornalieri, dialoga con quella artificiale. Bianco, infine, è il rumore del silenzio, del silenzio che in Robert Cahen, musicista di formazione, è a tutti gli effetti musica, contemplazione interiore scandita dal frullare sommesso del proiettore o dal rumore che vivifica, per un solo attimo, le famose Cartes postales (1984-1986), istantanee di paesaggi del mondo che disobbediscono improvvisamente all’immobilità. Dove c’è suono, non a caso nell’opera Sanaa, passages en noir (2007), in cui donne vestite in nero transitano in uno scorcio dello Yemen, la visione avviene in un ambiente a parte, maggiormente oscurato: riempito dall’austera musica della Passione secondo San Giovanni di Bach (fig. 2).

 

1 r cahen traverses 2002 ii2 r cahen sanaa passages en noir 2007

Una mostra complessa e minimalista, raffinata ed elegante, quella di Robert Cahen, curata dalla sua maggiore conoscitrice in Italia, Sandra Lischi, che al videoartista alsaziano ha dedicato Il respiro del tempo, una monografia di recente aggiornata.

Scrive la curatrice nel catalogo a proposito delle videoinstallazioni realizzate dall’autore:

«Sono installazioni silenziose, rarefatte, in cui parole e oggetti diventano puro significante, segnali lanciati allo spettatore, messaggi nella bottiglia. L’immagine passa e va; appare e scompare; si rivela (nasce) e viene poi inghiottita dal nulla (muore), e lo spettatore è chiamato a decifrarne il mistero, senza poter ricorrere all’aiuto di un testo, al supporto emozionale della musica, alle indicazioni del rumore d’ambiente, né (tantomeno) al gioco facile – spesso troppo facile – del dispositivo interattivo, con la sua immediata operatività.»

Una mostra, questa, che ripercorrendo per la prima volta in Italia le video-installazioni di Cahen (con un affondo alle prime sperimentazioni elettroniche del 1979) sotto il segno del passaggio, di tempo, di stato, di forma, di vita e di morte, di emozioni e di persone, di luci e rumori, si fa attraversare in punta di piedi dal visitatore. Da Suaire al ritratto della sorella anziana dell’artista, Françoise en mémoire (2008), si rivela una forte presa di coscienza: siamo tutti di passaggio.

23 ottobre 2009 – 10 gennaio 2010

Dal martedì alla domenica: ore 10 – 13 / 15 – 19

Lunedì chiuso

Ingresso gratuito

Catalogo: Edizioni Fondazione Ragghianti, Studi sull’arte, Lucca.

www.fondazioneragghianti.it

 

 
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