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Dossier Terremoto/1. Il Modenese

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di Giacomo A. Calogero, Paolo Cova, Francesco De Carolis

 

 

ABSTRACT: The article consists in a report of the damages caused by the earthquake in the area around the town of Modena on the 20thand 29thMay and on the 3rdJune. Thanks to the information provided by the office of the Direzione Regionale Beni Culturali Emilia Romagna, the report focuses on the rescue operations of historical monuments and buildings which were hit harder by the disaster, with particular attention to the events recorded in the main towns such as Mirandola, San Felice sul Panaro, Finale Emilia and Carpi.

 

Danni del sisma nel Modenese

A più di un mese dalla prima scossa di terremoto che ha colpito l’Emilia la notte di domenica 20 maggio, le notizie sui danni causati sono ancora poco chiare, soprattutto per il continuo aggiornamento a cui si è costretti a causa delle altre due ulteriori forti scosse del 29 maggio e del 3 giugno che, sebbene con epicentro diverso rispetto a quello iniziale, hanno aggiunto nuove lesioni e distruzioni.

 In una situazione oggettivamente difficile, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia Romagna si trova a dover far fronte innanzitutto a problematiche di tipo organizzativo, essendo costretta a lavorare su un territorio che si estende da Carpi e Novi di Modena fino a Ferrara. Per quanto è dato sapere, oltre alla priorità che casi di emergenza come questi riservano alla messa in sicurezza della popolazione, la Direzione Regionale, e con essa le diverse soprintendenze, si stanno muovendo in contiguità con il Nucleo di Coordinamento Opere Provvisionali dei Vigili del Fuoco, che attraverso il corpo SAF (corpo Speleo Alpino Fluviale) sta provvedendo alla messa in sicurezza di molti beni culturali, le cui lesioni sono di gravità tale da rappresentare un pericolo per le abitazioni circostanti: dalle notizie fornite, nel modenese si è agito con un intervento ritenuto prioritario in questo senso nella chiesa della Madonnina di Mirandola. Parallelamente all’attività che stanno svolgendo gli organi ministeriali, gli interventi vengono attivati anche per iniziativa degli enti ecclesiastici e delle singole autorità municipali.

In tal senso, una certa rilevanza ha avuto l’incontro operativo del 27 giugno concordato dalla Direzione Regionale con l’Ufficio Beni Culturali della Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna, che ha visto la presenza anche di un dirigente della Regione e dei sindaci dei comuni colpiti dal sisma. L’incontro, seguito da un comunicato stampa, è stato necessario per chiarire alcuni “problemi procedurali”: nella sostanza si sono ribadite le rispettive competenze delle diverse amministrazioni e si sono meglio definite le prassi procedurali per la messa in sicurezza degli edifici tutelati che minacciano l’incolumità pubblica. Inoltre, si è sottolineato il bisogno di un maggior coordinamento, con particolare attenzione alla “condivisione delle conoscenze”, attraverso la puntualizzazione da parte della Direzione che secondo l’ordinanza 1 del  22 maggio emessa dalla Protezione Civile all’indomani del sisma “il primo responsabile del bene tutelato (ciò vale evidentemente anche nel caso dei comuni e delle diocesi) è il proprietario del bene stesso il quale è tenuto, in totale autonomia, ad attivarsi per elaborare un progetto di intervento  per la messa in sicurezza ricorrendo alla prestazione d’opera di professionisti abilitati.” Va da sé che tale progetto deve essere autorizzato preventivamente dalla Direzione stessa, per essere poi trasmesso tramite i comuni alla Protezione Civile, che provvede ad approvare i preventivi di spesa e ad erogare, speriamo il prima possibile, i rimborsi.

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Un altro fronte che sta impegnando le soprintendenze dei territori colpiti è quello del recupero e salvaguardia dei beni mobili che vengono ricoverati presso il Palazzo Ducale di Sassuolo: per il modenese è stato segnalato il recupero del trittico Madonna con Bambino e i Santi Felice e Geminiano della parrocchiale di San Felice sul Panaro, di tutti i dipinti del Museo Civico di Mirandola e di tre statue in terracotta di Antonio Begarelli dalla chiesa di Bomporto. A questo proposito le notizie che si hanno non danno una visione chiara dell’attività di salvaguardia: la reggia rappresenta la cosiddetta “Unità depositi temporanei e laboratorio di pronto intervento sui beni mobili”, ma le modalità effettive del recupero e ricovero non sono state al momento rese note, così come non si hanno notizie più dettagliate su altre opere ad oggi recuperate. La Direzione Regionale ha però annunciato la realizzazione certa di un centro di restauro nella stessa Reggia di Sassuolo entro il mese di luglio, quando arriveranno i tecnici dell’ICSR di Roma e dell’OPD di Firenze. Si tratta di un programma operativo molto importante, anche perché pensato per  essere attivato in tempi stretti rispetto all’evento, per il quale si dovranno garantire fondi d’intervento certi e di rapida disponibilità.

Quanto detto finora è ciò che la Direzione Regionale ha divulgato sull’attività svolta per mezzo delle varie soprintendenze e delle altre figure preposte ad affrontare l’emergenza sisma nel modenese, ma la cronaca di queste settimane registra gravi crolli di beni monumentali.

In tal senso, indicazioni ulteriori relative ad una mappatura dei danni causati agli edifici e ai loro arredi non sono state fornite, pertanto dobbiamo limitarci a segnalare quanto già diffuso dai vari organi di stampa: a Finale Emilia è crollata la Torre dell’Orologio anche detta dei Modenesi, eretta nel 1212 ma rifatta nel XV secolo e con modifiche successive; a San Felice sul Panaro parte della Rocca Estense,  progettata da Bartolino di Novara; a Mirandola sono invece andate distrutte parte del duomo, fondato dai Pico nel Quattrocento, e della chiesa di San Francesco. In questa chiesa, che nel Quattrocento è stata adibita a mausoleo dei Pico, risultano comunque integre le tombe dei signori della città, tra cui quella di Prendiparte, realizzata da Paolo di Jacobello Dalle Masegne. Crolli si sono avuti anche nel duomo di Carpi. Nel modenese, così come d’altronde nelle altre zone colpite, i monumenti profondamente danneggiati sono molti e, come detto in precedenza, una stima esatta del numero e del livello di gravità del danno non è ancora stata resa nota, ma certo è che in alcuni casi si è già provveduto all’abbattimento controllato di campanili, poiché non sono state rilevate le condizioni per il loro recupero. In questo senso le dichiarazioni degli organi ministeriali (vedi l’intervista rilasciata da Carla Di Francesco, Direttrice Regionale per i beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia Romagna al quotidiano «L’Avvenire» il 13 giugno e disponibile sul sito del Mibac) spiegano questa decisione alla luce dei costi che impalcature e puntellamenti obbligano ad affrontare per strutture spesso molto impegnative dal punto di vista delle cubature e delle superfici danneggiate, come appunto torri campanarie o facciate di chiese, e alla lentezza operativa a cui tali procedure costringono nell’ottica della ricostruzione di interi centri. È evidente che lo spettro di quanto sta accadendo all’Aquila aleggia sulle operazioni che si pensa di adottare: oggi tutto il centro storico della città abruzzese è puntellato con costi esorbitanti e allo stesso tempo chiuso alla vita della popolazione; ma un’attività di abbattimento e ricostruzione non è meno complicata e costosa. Se è vero che ricostruire è meno dispendioso che restaurare monumenti inagibili e che tecnicamente, se non fosse per quel portato culturale (nel valore più esteso del significato della parola) radicato nelle comunità, verrebbero demoliti senza troppe considerazioni, è altrettanto vero che operazioni del genere impegnano ad una attività di ricostruzione efficiente, oltre che ovviamente più rapida. Inoltre, una politica del genere deve garantire che tutto ciò che viene abbattuto venga poi ricostruito, e ci riferiamo soprattutto a situazioni che possono essere considerate oltre che (geograficamente) periferiche anche culturalmente marginali.

In conclusione, pur comprendendo le difficoltà del momento d’emergenza crediamo tuttavia che la Direzione Regionale dovrebbe garantire maggiori informazioni sulla situazione generale e sulle conseguenti scelte operative. Abbiamo già avanzato alcune richieste di chiarimenti, a nostro giudizio legittime, senza ottenere risposte specifiche; le riproponiamo di seguito, nell’auspicio che si possa al più presto ottenere un riscontro più puntuale:

 

  • Riteniamo doverosa la divulgazione pubblica di un elenco dettagliato e aggiornato delle opere ricoverate nel Palazzo Ducale di Sassuolo.

 

  • Vorremo conoscere come avviene il trasporto delle opere e la loro messa in sicurezza.

 

  • Quali sono i criteri previsti dal protocollo?

 

  • Nell’attività di recupero, oltre alla presenza dei funzionari delle soprintendenze e degli altri soggetti preposti e segnalati nel comunicato stampa diffuso dalla Direzione Regionale, è stata prevista una prima assistenza da parte di restauratori?

 

L’intento di queste domande non è di far germogliare sterili polemiche giornalistiche, ma di ottenere una prima messa a fuoco della situazione, nella prospettiva di ulteriori approfondimenti sui danni ai beni culturali coinvolti dal sisma. Il nostro desiderio è perciò quello di sostenere con impegno il valore di quella “condivisione delle conoscenze” e delle prassi operative, che possano, almeno sul piano della consapevolezza, favorire la crescita della coscienza collettiva sul rapporto tra le nostre comunità, il nostro territorio e i nostri beni culturali, contribuendo ad indirizzare verso una ricostruzione materiale e civile della nostra regione.

 

(20 luglio 2012)

 

IMMAGINI

1. Mirandola, Duomo

2. Mirandola, San Francesco

3. Finale Emilia, Torre dell'Orologio

4. Finale Emilia, Rocca

 

 
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