Ricordo del Professor Boskovits

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di Linda Pisani

ABSTRACT: This is a memory of the great art historian Miklós Boskovits, who passed away in December 2011. Besides being an outstanding scholar of Medieval and Renaissance painting, he devoted a large part of his efforts to teaching with admirable passion and commitment.

 

   Meno di un anno fa, in un pomeriggio di fine inverno, Miklós Boskovits tenne a battesimo la versione cartacea di Predella, presentandone a Pisa il primo numero dedicato alla pittura e alla miniatura pisana del Trecento.

   Subito disponibile, non soltanto ritagliò, togliendolo ai suoi mille impegni, il tempo per venire a Pisa, ma riuscì a trovare anche quello necessario per preparare un testo scritto in cui riassumere, con la Sua innata eleganza, tutti i contenuti del volume, evidenziandone gli aspetti a Suo avviso più degni di nota, e collocando la rivista nel panorama dell'editoria storico-artistica di questi ultimi anni: tra confronti, citazioni dotte e qualche accenno, rispettoso ma anche venato di un'altrettanto innata e sottilissima ironia, ad alcuni dei più recenti orientamenti dell'editoria storico-artistica.

   Ricordo con chiarezza, mentre lo ascoltavo, di esser riandata indietro con la memoria alle lezioni frequentate, ormai vent'anni fa, all'Università Cattolica di Milano. Il Professore arrivava, sempre puntualissimo, con passo svelto ed elegante, tenendo fra le mani due carrelli zeppi di diapositive preparate appositamente e destinate ad esaurirsi nello spazio di quella lezione. Si sedeva di lato alla cattedra, in modo da controllare lo schermo, ed iniziava una spiegazione dettagliata, densa di riferimenti storici e critici, sempre guidata da una griglia di appunti scritti preparata con rigore sui testi dell'Istituto Germanico di Firenze, e sempre perfettamente aderente alle singole immagini ed ai loro confronti. Ogni affermazione era motivata e la motivazione era sempre visibilmente tangibile nel riscontro delle immagini.

   Ricordo, in particolare, il primo corso che seguii con lui, sui mosaici della Basilica di San Marco, in seguito al quale presi la decisione di dedicarmi a questi studi. Dopo poche frasi si smetteva di notare qualche lievissima inclinazione di pronuncia, mantenuta, credo, in memoria delle origini ungheresi, visto che la Sua conoscenza della lingua italiana era poi tale da permettergli di correggere assai spesso le nostre scelte lessicali. Nel silenzio più totale l'intera classe era rapita dalla visione dei particolari musivi su cui, guidata da dettagliatissime spiegazioni, imparava a discernere le campagne decorative, i diversi momenti stilistici e i restauri e a contestualizzare i mosaici veneziani ponendoli a confronto con realtà spesso distanti per geografia o medium. Come ogni suo corso, anche quello del 1991 fu corredato da un viaggio di studio di alcuni giorni in cui chi aveva seguito era anche chiamato a preparare un argomento e a spiegarlo agli altri, a turno, sotto la supervisione del Professore, che integrava a seconda delle necessità i nostri impacciati rendiconti. Fra le sue addende ricordo ancora una mirabile spiegazione di fronte alle sculture del portale di San Marco. Anche allora era fine inverno e Venezia era avvolta da una nebbia fitta e gelida che a tratti ne impediva persino la vista, ma la voce narrante era talmente avvincente e cristallina, che rimanemmo tutti li', immersi nella nebbia a sforzarci di carpire e capire, perchè era chiaro, anche nella nebbia, che altrimenti avremmo perso qualcosa di prezioso. Ciò che purtroppo è successo il 20 dicembre di vent'anni dopo.