Elena Franchi, I viaggi dell’Assunta. La protezione del patrimonio artistico veneziano durante i conflitti mondiali, Pisa, Edizioni Plus, 2010
di Alice Parri
ABSTRACT: In her book Elena Franchi discusses the problems of preservation of italian cultural heritage during both World Wars, with a special focus on Venice and Venetian territory. The book is divided in two parts, corresponding to the First and Second World War. Each chapter is rich of documentation regarding the policies and actions made by Italian authorities to protect the cultural heritage, even the most fragile objects, such as Titian's Assunta (which also gave the title to the book). The lot of unpublished photographs, most of them coming from italian and American archives, is one of the most important features of the book.
Guerra e patrimonio. Questo il binomio sul quale l’autrice, che già in passato si era occupata del tema con particolare riferimento al patrimonio pisano (cfr. E. Franchi, Arte in assetto di guerra, Pisa, Edizioni ETS, 2006) torna, concentrandosi questa volta sui pericoli e le sorti dei beni artistici della città di Venezia minacciati dallo scoppio delle due Guerre. Argomento che, proprio per la città lagunare, ha suscitato negli ultimi anni un forte interesse coll’infittirsi di nuovi studi e mostre dedicate soprattutto alla Grande Guerra, ma che la Franchi tratta in questo nuovo lavoro secondo una prospettiva diversa, enunciata dalla stessa struttura del volume.
Il testo è diviso in due macro unità, corrispondenti ai due più importanti eventi bellici del XX secolo: la prima e la seconda Guerra mondiale. Ogni sezione è a sua volta articolata ad annum, il che permette di seguire passo per passo tutte le vicende nel loro puntuale svolgimento cronologico. I brevi capitoli in cui si avvicendano i fatti, in una sorta di telecronaca dettagliata degli eventi, sono corredati da un repertorio iconografico perlopiù inedito, impressionante ed eloquente nel raccontare da solo i danni provocati ai monumenti, gli interventi d’urgenza apportati per la protezione delle strutture, e l’evolversi stesso dei diversi sistemi di salvaguardia. Materiale fotografico di buona risoluzione e grande formato, accompagnato a margine da pratiche didascalie riassuntive, che segue evidentemente un chiaro intento documentario, utilissimo per un pubblico di esperti, ma che allo stesso tempo svolge un importante ruolo didattico e divulgativo, com’è nell’intento della collana editoriale nella quale il libro è pubblicato. Le stesse note bibliografiche danno ragione di questo indirizzo di massima condivisione e fruibilità, non risultando appesantite da continui riferimenti bibliografici, ma concentrandosi quasi esclusivamente sul vasto e variegato spoglio di fonti archivistiche utilizzate dall’autrice per la costruzione del racconto.
La scelta di ripercorrere la storia del patrimonio veneziano posto sotto assedio per episodi sintetici e momenti ‘simbolo’, se da un lato valorizza solo taluni aspetti del problema della tutela in tempo di guerra, dall’altro suggerisce interessanti e possibili canali di approfondimento. Penso soprattutto ai temi -che emergono a tratti nel libro senza rientrare in un quadro unitario più ampio ed articolato, del resto già tracciato dall’autrice nel suo precedente lavoro- dell’insufficiente legislazione italiana ed europea in caso di conflitto armato, oppure della formazione di enti e commissioni d’indagine per la protezione dei monumenti, spesso capitanate dai paesi stranieri belligeranti sul territorio nazionale (il tedesco ‘Kunstschutz’ o la ‘Monument Fine Arts & Archives Sub Commission’).
Largo spazio è invece dedicato all’incisiva e rischiosa mobilitazione di direttori di musei e singoli funzionari statali (in primis, Gino Fogolari e Ferdinando Forlati Soprintendenti alle Gallerie veneziane), impegnati nella strenua salvaguardia del patrimonio.
Leit motiv del libro, suggerito dallo stesso titolo, sono i diversi e accorati spostamenti compiuti per la messa in sicurezza delle più preziose opere veneziane, dai cavalli di San Marco, alla statua del Colleoni, alle tele del Tintoretto, alla pala dell’Assunta di Tiziano: opera simbolo di tutta l’arte veneziana in pericolo. L’Assunta, partita nella prima guerra mondiale dalle Gallerie dell’Accademia giunse prima a Cremona, poi a Pisa, fece quindi ritorno a Venezia, alla Basilica dei Frari, per poi riprendere nel secondo conflitto mondiale il suo cammino verso la Villa Nazionale di Stra, e tornare definitivamente nella sua originaria sede ai Frari solo il 13 agosto 1945. Ma, come quest’opera, centinaia furono gli oggetti d’arte che abbandonarono i propri luoghi di origine, in alcuni casi non senza forti resistenze da parte degli istituti proprietari (la Scuola di San Rocco, ad esempio, fu molto restia a cedere i suoi tesori alla Soprintendenza veneta durante il primo conflitto mondiale), in un groviglio intricato di spostamenti rapidi e segreti dettati dalla fretta di raggiungere ricoveri ‘sicuri’ quando nella stessa città lagunare, quando in sedi più lontane, soprattutto del nord e centro Italia. Città come Pisa, Firenze, Roma, Urbino, diventarono così i siti designati di nuova e temporanea raccolta delle opere, ma i dubbi e le perplessità sui piani da intraprendere per la messa in sicurezza del patrimonio rimanevano all’ordine del giorno. Concentrare le opere in pochi centri, con la possibilità di renderle immediatamente pronte per nuove partenze (ma anche di sottoporle a rischi maggiori di distruzione), o smistarle in più sedi marginali? Favorire gli spostamenti da Venezia (difficoltosi per la disagiata situazione dei trasporti fluviali) o mantenere i depositi all’interno della città, in punti considerati ‘non sensibili’? Come intervenire sugli edifici storici bombardati o danneggiati durante il conflitto? Queste, alcune delle domande che di necessità dovevano trovare risposte immediate, viste soprattutto le conseguenze preoccupanti dei bombardamenti aerei, sempre più pesanti e distruttivi nel passaggio tra la prima e la seconda guerra. Nel testo sono prese in esame varie tipologie d’imballaggi e coperture, misure studiate e testate (anche attraverso simulazioni) dalle stesse soprintendenze veneziane che, nonostante gli sforzi, non potevano garantire in loco efficaci e tempestivi interventi sui monumenti.
Guerra, dunque, e ‘beni dello spirito’. Questo il secondo binomio che emerge dalla lettura del testo, ovvero il patrimonio artistico visto dalla parte di un’intera comunità che, nei momenti di maggior pericolo, in esso si identifica, ritrova una bussola, un appiglio simbolico e morale. Non a caso, una delle strategie militari adottate durante i due conflitti fu quella di colpire città e palazzi storici (‘moral bombing’) per atterrire non solo fisicamente, ma più moralmente, le popolazioni attaccate. E, non a caso, fu merito delle stesse opere d’arte il far rinascere la speranza nella città lagunare grazie all’organizzazione di mostre realizzate immediatamente al termine delle due Guerre.
Esempio massimo di ‘bene dello spirito’ veneziano è così rappresentato dall’‘inattaccabile’ Leone di piazza San Marco, baluardo della città, che resistette incolume alla prima Guerra mondiale senza essere calato dall’alto della sua colonna per non demoralizzare la cittadinanza, e che nella seconda Guerra, per timore di causare nella popolazione un terribile horror vacui, venne subito sostituito da un calco.
